Una vecchia copertina di un’edizione italiana dei gialli di Jean Bruce
Una vecchia copertina di un’edizione italiana dei gialli di Jean Bruce
di Andrea Martini Agente Speciale 117 al servizio della Repubblica: la storia di questo controverso personaggio ha radici lontane e insospettabili. Figlio della penna veloce ed efficace anche se non proprio raffinata di Jean Bruce, ex esponente del controspionaggio francese improvvisatosi scrittore, l’agente OSS 117 apparve e subito s’impose nella letteratura di genere degli anni Cinquanta fino a diventare un eroe della cultura popolare d’oltralpe. Jean Bruce ebbe l’idea geniale di farne un americano di origine francese – di presunto nobile lignaggio come dimostra il suo vero nome Hubert Bonisseur de la Bath – in forza al Office of Strategic Services (da cui la sigla OSS che in Italia per evitare assonanze sgradevoli perse una S divenendo OS) che agisce nei cinque continenti lottando contro cattivi e spie di ogni genere al servizio...

di Andrea

Martini

Agente Speciale 117 al servizio della Repubblica: la storia di questo controverso personaggio ha radici lontane e insospettabili. Figlio della penna veloce ed efficace anche se non proprio raffinata di Jean Bruce, ex esponente del controspionaggio francese improvvisatosi scrittore, l’agente OSS 117 apparve e subito s’impose nella letteratura di genere degli anni Cinquanta fino a diventare un eroe della cultura popolare d’oltralpe. Jean Bruce ebbe l’idea geniale di farne un americano di origine francese – di presunto nobile lignaggio come dimostra il suo vero nome Hubert Bonisseur de la Bath – in forza al Office of Strategic Services (da cui la sigla OSS che in Italia per evitare assonanze sgradevoli perse una S divenendo OS) che agisce nei cinque continenti lottando contro cattivi e spie di ogni genere al servizio di un generico bene.

Se si aggiunge che OSS 117 era fin dall’inizio un bell’imbusto atletico sfrontato e arrogante, amante degli agi e della bella vita con uno spiccato debole per il genere femminile, capace di sfoggiare anche nei momenti più delicati la sicurezza di chi ha alle spalle una vita di avventure, non si può non pensare allo 007 creatura di Ian Fleming.

Chi immaginasse però che l’agente di Jean Bruce sia una pallida imitazione dell’inglese al servizio di Sua Maestà farebbe un grosso sbaglio perché il primo romanzo dell’agente francese apparve nel 1949 e al momento dell’esordio di 007 nel 1953 (Casino Royal) le avventure del franco-americano superavano già la ventina. Molti dei numerosissimi romanzi di OSS117 (che in Italia erano regolarmente pubblicati dalla collana Segretissimo di Mondadori) scritti a diecine, dopo l’improvvisa morte di Jean Bruce in un incidente d’auto, dalla moglie e dai figli, divennero dei film. Le pellicole ottennero rapidamente successo e furono viste e apprezzate tra la fine degli anni ’50 e gli inizi dei ’70 anche in Italia.

Si trattava di cinema allora considerato di serie B ma ben vivo e brillante: in effetti lo schermo seppe dare al personaggio tonalità suppletive, in linea con il gusto del pubblico. Il personaggio, interpretato da una lunga serie di attori abbastanza anonimi – si ricordano John Gavin, Kerwin Mathews e Luc Merenda – venne progressivamente trasformato dallo schermo in un agente ingenuo e citrullo inutilmente smargiasso conferendo coì una sembianza comica alle sue avventure quasi sempre eccessive.

Quello che allora piacque era l’aspetto scanzonato del personaggio che anche nelle tre pellicole più nobili firmate da André Hunebelle (OS 117 Segretissimo, OS 117 Furia a Bahia e Niente rose per OS117) mantenne in quelle vicende ambientate in località esotiche attitudini e atteggiamenti che oggi chiameremmo scorretti e che allora facevano sorridere se non creavano addirittura effetto empatico. Seppure avvolti in una cortina comica machismo, sessimo, misoginia, xenofobia erano all’ordine del giorno: le donne solo giovani, belle e tutt’al più segretarie, gli orientali erano gialli e i neri piuttosto negri.

La saga cinematografica si spense a poco. Ma proprio la stolidezza dell’agente e la sua sostanziale scorrettezza gli hanno valso, nel nuovo secolo, una seconda vita. L’abile Michel Hazanavicius (Oscar per l’Artista) fece risorgere OSS117 affidandolo all’interpretazione di Jean Dujardin, perfetto nel ruolo del bello stolto capace di cavarsela nelle situazioni più difficili. Dopo due fortunate puntate Agente speciale 117 Missione Cairo (2006) e Missione Rio (2009) Hazanavicius ha lasciato il testimone a Nicolas Bedos (La belle époque) che in Allarme rosso in Africa nera – che ha chiuso Cannes e ora è sugli schermi italiani – ha saggiamente confermato nel ruolo dell’agente Dujardin. Tutte e tre le pellicole hanno mantenuto l’ambientazione originale degli anni ’60 capovolgendo però il significato: se nei film del passato si rideva con 117 ora si ride apertamene di lui. Sicché tutti gli eccessi e le scorrettezze – ora anche scioviniste e politiche – dell’agente diventano bersaglio della nostra ironia. Quasi tutti l’anno presa giustamente in ridere ma naturalmente non sono mancati i “censori” che nei cliché ("gli africani sono gioiosi, simpatici e ballano bene") non sanno vedere che il primo grado.