di Giuseppe Tassi

Quaranta miliardi di euro per la rivoluzione elettrica di qui al 2030. Il piano economico di Mercedes dà la misura di come le grandi case d’auto si stiano preparando alla svolta epocale, che le normative Ue hanno fissato al 2035. Da allora sul suolo europeo potranno circolare solo auto con motori a impatto zero.

Il piano di riconversione della Stella è imponente per l’entità dell’investimento e il numero di modelli da immettere sul mercato. Dal 2025 ogni auto a propulsione tradizionale avrà anche una versione elettrica e il consumatore potrà fare la sua scelta in un ampio ventaglio di opportunità.

Oggi il brand EQ, consacrato al puro elettrico, viaggia a vele spiegate e sforna un modello dopo l’altro. Ma Mercedes, con grande realismo, fa i conti con le zavorre che ancora gravano sulla diffusione dell’elettrico in Italia: in particolare con la carenza di infrastrutture di ricarica.

Proprio per questo l’ibridodiesel proposto per modelli centrali come GLC e GLE diventa un vero e proprio uovo di Colombo, una scelta vincente.

Le virtù di una batteria elettrica, che consente di percorrere fino a 100 km a emissioni zero, si sposano con le qualità del diesel. Il motore–maratoneta per eccellenza non si smentisce in questo connubio quasi perfetto. Con un pieno (diesel più elettroni) si possono percorrere fino a 1000 km. E, in assenza di strutture di ricarica, il Suv Mercedes è in grado di procedere utilizzando solo il motore termico.

Sono soluzioni come queste che possono riempire l’era di passaggio che ci separa dalla piena riconversione elettrica.