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1 giu 2022

I vicini del Duce che finirono a Auschwitz

I Matatia, ebrei di origine greca, avevano una casa a Riccione accanto a Villa Mussolini. Furono costretti a venderla. Poi la deportazione

1 giu 2022
stefano marchetti
Magazine
Benito Mussolini al mare a Riccione. In alto, la casa che fu dei Matatia
Benito Mussolini al mare a Riccione. In alto, la casa che fu dei Matatia
Benito Mussolini al mare a Riccione. In alto, la casa che fu dei Matatia
Benito Mussolini al mare a Riccione. In alto, la casa che fu dei Matatia
Benito Mussolini al mare a Riccione. In alto, la casa che fu dei Matatia
Benito Mussolini al mare a Riccione. In alto, la casa che fu dei Matatia

di Stefano Marchetti La casetta rossa a ridosso di viale Ceccarini è ancora là, stretta e quasi schiacciata fra due palazzi più alti e vistosi costruiti negli anni: boutique, alberghi, lo sciamare distratto dei turisti. Pochi passi più avanti, ecco Villa Mussolini, residenza estiva del duce, oggi centro espositivo e sede di eventi. Quando acquistò il villino di mattoni rossi a due passi dalla spiaggia, Nissim Matatia, cittadino greco di religione ebraica, pellicciaio a Forlì, non avrebbe certamente immaginato che quella casa avrebbe segnato il suo destino. Per lui quella dimora estiva rappresentava soltanto un’aspirazione di serenità, il desiderio di trascorrere giorni felici al mare con la moglie Matilde e i figli Beniamino, Roberto e Camelia, ma divenne il suo tormento e il suo calvario. Anzi, la sua condanna. Mussolini e la gerarchia fascista non potevano ammettere che un ebreo fosse vicino di casa del duce: minacciato, torchiato, stremato, Nissim Matatia fu costretto a cedere per due soldi la sua villetta. E la sua vita finì poi nel gelo e negli stenti del campo di Auschwitz. Nissim Matatia era arrivato in Italia negli anni ‘20, insieme ai fratelli: una famiglia di artigiani pellicciai, esperti, bravissimi e assai ricercati dalle signore dell’alta società. Aveva aperto il suo laboratorio in centro a Forlì, la sua attività gli garantiva un discreto benessere. E come tante famiglie di ieri e di oggi, nel 1930 Nissim decise di investire i suoi guadagni nella classica casa al mare. Allora Benito Mussolini non era ancora suo vicino di casa: infatti soltanto nel 1934 il duce acquistò Villa Margherita, costruita a fine ‘800. "All’inizio i rapporti fra vicini erano buoni, i figli giocavano insieme, c’era anche confidenza", ricorda da Faenza Roberto Matatia, pronipote di Nissim, che ha ricostruito la vicenda nel libro I vicini scomodi, edito da Giuntina. Ma ...

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