Sono stati l’icona pop degli anni ’60 made in Italy. I Rokes fecero irruzione nella tivù in bianco e nero di Studio Uno e nei locali mitici dei giovani – il Piper su tutti. Tre Festival di Sanremo, altrettante edizioni del Cantagiro. La parabola dei quattro giovanotti inglesi è durata appena dieci anni, ma ha lasciato il segno: 5 milioni di dischi venduti, 17 singoli e 5 album. Musicalmente sono nati assieme ai Beatles, spiega Luciano Ceri che ha scritto un prezioso libro sulla band: Ascolta nel vento (Iacobelli). Cominciarono nel 1960 come Shel Carson Combo, suonando nel Roaring Twenties di Carnaby Street. Da lì a Berlino e Amburgo. E finalmente l’arrivo in Italia, alla stazione di Milano il 12 maggio ‘63. Il giorno dopo concerto al Teatro Alcione come Cabin Boys, accompagnando il tour di Colin Hicks con la formazione classica: il leader Shel Shapiro, voce e chitarra; Bobby Posner al basso; Mike Shepstone alla batteria; Johnny Charlton chitarra solista. Nel ‘64 il gruppo diventa The Rokes e incide il primo 45 giri: una cover americana sul lato A e un dimenticabile Quando eri con me nel B. Poi la cavalcata a tutto beat. Successi travolgenti come Che colpa abbiamo noi, C’è una strana espressione nei tuoi occhi, È la pioggia che va, Ma che freddo fa. La band si scioglie nel 1970. Ciascuno per la sua strada senza rimpianti: Bisogna saper perdere.

Massimo Cutò