di Letizia Magnani

Un italiano su due ha un animale domestico d’affezione. Lo sa bene Michela Vittoria Brambilla, amore incondizionato per gli animali e tante battaglie vinte. Da ultima quella per dare una nuova casa ai "pelosetti rimasti orfani per il Covid". I volontari dell’associazione che ha fondato nel 2002, la Leidaa (Lega italiana difesa animali e ambiente) "portano i cagnolini delle persone positive e in isolamento a fare le passeggiate e si fanno carico dei quattrozampe di chi viene ricoverato ospitandoli nelle nostre oasi". Il Covid però una cosa buona l’ha fatta, racconta: "Alcuni canili, come quello di Monza, sono stati svuotati grazie alle adozioni di chi durante il lockdown ha capito che voleva un cane o un gatto per affrontare in maniera diversa la propria vita". Per Michela Brambilla, parlamentare (già ministro del turismo), conduttrice del programma tv Dalla parte degli animali, mamma di Vittorio Edoardo, 15 anni, di Stella Sofia, 6 anni e del piccolo Leonardo Silvio, 3 anni e mezzo, "è un bellissimo segnale". Lei di famiglia allargata se ne intende: ha "14 cani, 31 gatti, 2 maialini, 7 capre, 3 pecore, 2 daini, 2 papere, 2 asini, un cavallo, 2 pony. un numero imprecisato di piccioni".

Dare assistenza ai malati Covid, aiutandoli con amici a quattro zampe, oggi è la sua sfida?

"Sì, il Covid ci ha cambiato. Sono 1600 i volontari in tutta Italia che si prendono cura degli amici a quattro zampe delle persone che si contagiano e che magari devono passare del tempo in ospedale. Per alcuni animali quella compagnia umana è il proprio tutto. Ce ne prendiamo cura, anche nel caso in cui quegli animali dovessero rimanere soli, cerchiamo loro una nuova casa".

Da dove nasce il suo amore per gli animali?

"Da bambina, vivevo in una grande casa con tanti animali e quindi è naturale che sia sorto in me un amore così forte. Da lì alla loro difesa il passo è stato quasi scontato, perché gli animali sono gli ultimi degli ultimi e non hanno voce".

Sono nate così alcune delle sue battaglie?

"Ho costituito la mia prima associazione animalista a 13 anni, a Lecco e lì ho condotto la prima battaglia contro la vivisezione. Quando ero una ragazzina vedevo le foto di queste scimmie da laboratorio. Allora nessuno ne parlava, ma le foto raccontavano di atrocità indicibili".

La più famosa, però, è quella che ha messo in salvo i Beagle allevati in Italia dalla Green Hill.

"Era una battaglia che portavo avanti da anni, poi quando sono diventata ministro ho avuto l’opportunità di sposare il mio attivismo – perché io sono una barricadera – con l’azione politica e legislativa. La norma che sono riuscita a fare approvare non vieta la vivisezione, non sarebbe stato possibile, ma vieta in Italia l’allevamento di cani, gatti e primati per la vivisezione".

In questo tempo strano, si è riscoperto il valore di affezione degli animali domestici?

"Sì, lo dimostrano le adozioni aumentate dopo il lockdown. Il mio obiettivo è quello di svuotare del tutto i canili. Bisogna che in Italia si metta fine al randagismo, soprattutto al Sud. C’è tanto da fare per gli animali e per l’ambiente. Le battaglie di oggi sono diverse rispetto a quelle del passato. Siamo davvero gli avvocati degli animali".

Qual è stato il suo cane del cuore?

"Ho sempre avuto un’affinità fortissima con i cani e i cavalli, ma il mio primo randagino davvero mio è stata Stacy. Ero una giovane giornalista televisiva e mi ero recata in un canile milanese per girare immagini di animali dietro le sbarre. C’erano tanti cani che stavano malissimo e questa cagnolina era in condizioni terribili, aveva il cimurro all’ultimo stadio. La portai via per evitarle la morte in un box al freddo, ma l’amore ha fatto miracoli: è rimasta con me per 17 anni, davvero la mia compagna di vita".