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13 mar 2022

I MIEI SOGNI SONO REALTÀ

LA FAVOLA DI SARA LAZZARO, DIVA DI ’DOC’ "MOLTE SCELTE SONO AVVENUTE PER CASO. MA RECITARE PER ME È CRESCITA VITALE"

13 mar 2022
Sara Lazzaro in uno scatto di Fabrizio Cestari (come nella foto di copertina)
Sara Lazzaro in uno scatto di Fabrizio Cestari (come nella foto di copertina)
Sara Lazzaro in uno scatto di Fabrizio Cestari (come nella foto di copertina)
Sara Lazzaro in uno scatto di Fabrizio Cestari (come nella foto di copertina)
Sara Lazzaro in uno scatto di Fabrizio Cestari (come nella foto di copertina)
Sara Lazzaro in uno scatto di Fabrizio Cestari (come nella foto di copertina)

Quando esce a cena e qualche fan le si avvicina riconoscendo in lei l’Agnese di Doc, Sara Lazzaro ancora si sorprende. Spiazzata ma non destabilizzata perché in lei, fin dal laboratorio teatrale intrapreso per gioco all’epoca del liceo artistico, la carriera ha avuto una fisionomia molto chiara: essere un percorso di crescita personale "senza che ciò comportasse un investimento eccessivo sulla riconoscibilità".

Il successo quindi l’ha piacevolmente travolta?

"Sono molto grata a ciò che il destino mi ha portato, perché è vero che dopo la laurea allo Iuav di Venezia ho puntato tutto sulla recitazione iscrivendomi a una prestigiosa scuola londinese, ma è anche vero che appena due settimane dopo il diploma sono salita sul palco del Brighton Festival nei panni di Thomasina Wood, una martire del XVI secolo che io definisco la Giovanna D’Arco inglese".

La sua doppia anima italiana e americana quanto influenza le scelte di lavoro?

"Da tre anni sono stabile a Roma e anche in questo caso la sorte ci ha messo lo zampino perché proprio mentre stavo tornando in America ho fatto il provino per ’Volevo fare la rockstar’ e da lì è derivata la tournèe teatrale per ’Tempi nuovi’ di Cristina Comencini e poi ’Doc’. Adesso non nego di avere molta voglia di riprendere a fare qualcosa in inglese, poi se non è troppo utopistico vorrei rifare uno spettacolo teatrale e pure del cinema impegnato. Ciò che non vorrei perdere è la diversificazione delle esperienze. Collaborare con teste diverse è molto stimolante".

A quale dei ruoli finora interpretati si sente più affine e affezionata?

"Ogni personaggio è una tessera del mio puzzle, è un pezzetto di ciò che sono ora o di ciò che potrei essere, ma se devo fare una citazione, la riservo a Daniela di ’Volevo fare la rockstar’, il mio debutto nella serialità, perdipiù ambientata nel Nordest che è casa mia. E poi l’incredibile ingaggio per ’The Young Messiah’. Nel 2016 ero a trovare i parenti in California e intanto facevo provini. Cyrus Nowrasteh me ne ha fatti sei e poi mi ha scelta per fare Maria in una produzione hollywoodiana che è ancora su Sky. E la cosa curiosa è che poi il set ha circolato fra Roma e Matera".

Tra i tanti colleghi che ha incrociato chi l’ha intrigata di più?

"Un attore che ho incontrato al Piccolo di Milano, Paolo Pierobon, un compagno di scena da cui si può solo imparare. Poi Valentina Bellè che da collega è diventata cara amica. Ma potrei citare anche un punto di riferimento assoluto come Giuseppe Battiston. Poi ci sono affinità di formazione e provenienza con Andrea Pennacchi, anche lui di Padova, con cui ho fatto ’Welcome Venice’ di Andrea Segre".

Le presenze imprescindibili della sua vita?

"Gli affetti: la famiglia, gli amici, il mio compagno e il nostro cane. Poi la salute, le soddisfazioni derivanti dal lavoro e l’appagamento".

Quali aggettivi la descrivono meglio?

"Tenace, determinata, propositiva, realista ma anche sognatrice, nel senso che ragiono molto su come arrivare a realizzare i sogni, molto sensibile, forte ma fragile. Vivo molte ambivalenze legate anche al mio mestiere: recitare ti porta a dare più ascolto a te stessa, ti rende più vigile sugli stati d’animo".

Come reagisce alle critiche e alle invidie che sono fatali in un ambiente competitivo e di immagine come il suo?

"Intanto mi espongo pochissimo, anche sui social, quindi non permetto l’innesco di certe dinamiche insane, anche perché molti identificano l’attrice con il personaggio che recita e il vizio della tastiera facile porta a esprimere pareri e a formulare giudizi anche molto forti. L’arma che uso per difendermi è il sarcasmo, che considero il mio mantello da Superman. Poi non mi metto mai troppo sotto i riflettori se non per via del mio lavoro. Ci sono persone che lo fanno per essere al centro dell’attenzione, io, se divento oggetto di curiosità, è per effetto secondario del mestiere. E questo fa tutta la differenza del mondo. Per me esiste un percorso “immortale“ che prescinde dalle mode del momento. Voglio restare me stessa e non espormi ai venti dell’approvazione popolare. Ai giovani che mi chiedono consigli rispondo sempre: ’Trovate la vostra unicità e tenetevi saldi’".

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