9 giu 2021

I batteri per far splendere le Cappelle Medicee

Una task force di restauratori e scienziati: all’opera microrganismi che “mangiano“ lo sporco. La nuova vita dei marmi di Michelangelo

Sagrestia Nuova: a destra la Tomba di Giuliano duca di Nemours, realizzata da Michelangelo fra il 1524 e il 1534, dopo il restauro (. foto di Antonio Quattrone
Sagrestia Nuova: a destra la Tomba di Giuliano duca di Nemours, realizzata da Michelangelo fra il 1524 e il 1534, dopo il restauro (. foto di Antonio Quattrone
Sagrestia Nuova: a destra la Tomba di Giuliano duca di Nemours, realizzata da Michelangelo fra il 1524 e il 1534, dopo il restauro (. foto di Antonio Quattrone

di Olga Mugnaini "Una storia vissuta come se quei marmi non fossero pietre, ma cose vive". Talmente vive da essere mangiate. Letteralmente. I restauratori non credevano ai loro occhi, anche se ci speravano, quando hanno visto che quei batteri stava consumando davvero tutti i residui di sporco depositati nel corso dei secoli sui volti scolpiti da Michelangelo. È così che, sfruttando il periodo del lockdown, all’interno della Sacrestia Nuova delle Cappelle Medicee nel complesso di San Lorenzo, è stato tentato per la prima volta un restauro con la tecnica della biopulitura, messa a punto dall’Enea. I pazienti in cura, oltre all’intera Sacrestia, proprio loro: le celebri sculture di Michelangelo, del Giorno e della Notte, del Crepuscolo e dell’Aurora, personificazioni delle varie ore, create a più riprese dal Buonarroti intorno al 1530 e adagiate sui sarcofagi con le spoglie dei defunti della famiglia Medici. Ieri, la direttrice dei Musei del Bargello Paola D’Agostino, ha presentato l’intervento, condotto con la supervisione di Monica Bietti, storica dell’arte e già responsabile del museo delle Cappelle Medicee, dove il restauro alla Sacrestia Nuova è durato oltre otto anni. Ma la parte più delicata e sorprendente dell’intero lavoro è stata quella sul sarcofago di Lorenzo duca di Urbino, alterato da numerose macchie scure. Le analisi eseguite dal Cnr avevano evidenziato che si trattava di materiali organici, filtrati dall’interno. Insomma, residui della salma. La storia ha del macabro, ma è anche affascinante: gli studiosi ritengono che quegli aloni fossero da ricondursi alla sepoltura di Alessandro de’ Medici, figlio di Lorenzo duca d’Urbino, assassinato e sepolto senza essere eviscerato, come invece si usava all’epoca per la dinastia medicea. Accertato ciò, si sono cercati alcuni ceppi batterici “golosi“ di questa materia organica. E dopo averne testati undici diversi tipi, sono stati scelti i tre “migliori” per la biopulitura del sarcofago: Serratia ficaria Sh7, Pseudomonas ...

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