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20 mag 2022

Horror e sexy: è Léa, la dea dell’amore

La Seydoux superstar a Cannes con il film di Cronenberg. Aspettando il remake di “Emmanuelle“

20 mag 2022
giovanni bogani
Magazine

di Giovanni Bogani

Quasi dieci anni fa, sconvolgeva Cannes con l’amore fra ragazze, sensuale e fisico, vorace e vitale, del film La vita di Adèle. Il film vinse la Palma d’oro: e per la prima volta nella storia del festival, insieme al regista, la Palma venne consegnata alle due attrici: Adèle Exarchopoulos e lei.

Léa Seydoux: capelli corti, sguardo diretto, uno sguardo che è insieme seduzione e sfida, enigma e provocazione. È l’icona perfetta di un festival che si rinnova e resta glamour: elegante, mai banale, capace di passare dal cinema d’autore ai blockbuster, dal Woody Allen di Midnight in Paris a Spectre e No Time to Die, portando ovunque il suo fascino carismatico, misterioso. Quel piccolo spazio in mezzo agli incisivi che ricorda Brigitte Bardot, i capelli corti come Jean Seberg, Léa Seydoux richiama gli anni ’60 della Nouvelle vague, l’ondata di film con cui la Francia sconvolse il mondo.

Quest’anno, Léa torna con due film: Crimes of the Future (in Concorso il 23) di David Cronenberg, l’horror di corpi sezionati con cui il maestro canadese torna al cinema dopo otto anni, e One Fine Morning (Quinzaine) della regista Mia Hansen-Love. E Léa dice: "Non sono mai stata così felice di essere a Cannes". In Crimes of the Future siamo in un futuro nel quale gli organi del corpo umano sono dettagli trascurabili: si tagliano e si tolgono. Nel film, con Viggo Mortensen e Kristen Stewart, Léa è un chirurgo. Una delle frasi che pronuncia è: "Ho sentito il desiderio di farmi aprire il viso". "Per questo ruolo ci voleva un’attrice molto disinibita in un senso molto vasto del termine: Léa ha questa qualità", assicura Cronenberg. "Ogni volta che lavoro con un regista sono piena di paura: ma sono sempre pronta", confessa lei.

Che è pronta anche al prossimo progetto: sarà Emmanuelle, per la regista Audrey Diwan, vincitrice del Leone d’oro a Venezia con L’événement, che raccontava l’aborto clandestino di un’adolescente nella Francia degli anni ‘60. Sarà la protagonista del nuovo adattamento del romanzo erotico di Emmanuelle Arsan, che – scritto nel 1967 – divenne nel 1974 un film dall’enorme successo internazionale. Nell’originale, Emmanuelle è la moglie di un diplomatico che raggiunge il marito a Bangkok, e si trova coinvolta in una serie di avventure sensuali e sessuali con uomini e donne. La protagonista del film, l’olandese Sylvia Kristel, divenne a 22 anni il sogno erotico di milioni di spettatori in tutto il mondo. E il successo doveva ripetersi, in almeno un’infinità di sequel e derivazioni.

Chissà che Emmanuelle sarà, questa post #MeToo e firmata da una cineasta impegnata nella difesa dei diritti delle donne; di certo è proprio Léa la donna giusta per incarnare sensualità, curiosità, libertà. Tutto quello che Emmanuelle possiede. E anche quel mistero sotteso a ogni suo sguardo. "Mi dicono che sono misteriosa: quando recito, mi tengo sempre dentro qualcosa. Penso che recitare non sia soltanto ciò che dai, ma anche – forse soprattutto – ciò che nascondi". È ciò che pensa di lei anche la regista Mia Hansen-Love: "Léa non aggiunge intenzioni nella sua recitazione, ma si tiene sempre un passo indietro. È questo che mi affascina in lei". Dalla Vita di Adèle, 2013, Lèa – oggi 36 anni – ha lavorato con tutti i registi più grandi Yorgos Lanthimos, Quentin Tarantino, Wes Anderson. Ha portato a Cannes un film quasi ogni anno, fatta eccezione per il 2018, quando fece parte della giuria.

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