Patty Jenkins, regista di 'Wonder Woman 1984'
Patty Jenkins, regista di 'Wonder Woman 1984'

Ogni anno la San Diego State University stila il Celluloid Ceiling Report, cioè uno studio sulle pari opportunità all'interno del mondo del cinema statunitense e hollywoodiano in particolare. La buona notizia è che per il secondo anno consecutivo il numero di registe è in crescita e il 2020 ha fatto registrare un dato record: il 16% dei film di maggiore successo commerciale è stato diretto da una donna. Negli altri reparti, però, la disparità con gli uomini è ancora enorme.

Aumenta il numero di registe dietro i blockbuster

Se il 16% può sembrare poca cosa, bisogna però tenere conto di alcuni fattori. Intanto, nel 2018 la percentuale era solo del 4%, mentre nel 2019 era salita al 12%: siamo dunque di fronte a una crescita costante. È un dato che viene sottolineato dalla dottoressa Martha Lauzen, fondatrice del Center for the Study of Women in Television and Film dell'Università di San Diego. L'accademica spiega infatti che negli anni precedenti avevamo assistito al classico passo in avanti seguito da due passi indietro: cioè, un anno la percentuale cresceva, ma il successivo diminuiva, anche di molto. Il 2020, invece, ha sancito un biennio di crescita costante e questo sembra suggerire finalmente un deciso cambio di marcia.

Anche perché a Hollywood conta soprattutto fare quattrini: se gli spettatori continueranno a confermare il gradimento di pellicole dirette da donne, allora per queste ultime sarà sempre più facile ottenere un posto dietro la cinepresa. Il secondo fattore da considerare è che quel 16% è stato raggiunto nonostante siano slittati al 2021, causa pandemia di Coronavirus, progetti che promettevano di incassare molto bene: su tutti i film Marvel 'Gli Eterni' diretto da Chloé Zhao e 'Black Widow' diretto da Cate Shortland.
 


L'altra faccia della medaglia

Resta comunque il fatto che l'84% dei film di maggiore successo sono ancora a guida maschile e che, sottolinea Lauzen, "lo squilibrio nei ruoli dietro le quinte rimane sbalorditivo": quasi il 70% dei lungometraggi ha impiegato meno di cinque donne nelle posizioni chiave di regia, sceneggiatura, produzione esecutiva, produzione, montaggio e direzione della fotografia.
Se poi spostiamo lo sguardo dal grande al piccolo schermo, la percentuale delle donne registe si riduce a poco meno del 10%, rispetto al 16% di cui parlavamo un attimo fa.
 

Una previsione sugli Oscar

Un segnale positivo potrebbe giungere dagli Oscar 2021: finora solo una donna ha vinto la statuetta come migliore regista, Kathryn Bigelow per 'The Hurt Locker' (2008). L'edizione di quest'anno ha le carte in regola per segnare un bis a lungo atteso: a contenderselo potrebbero essere Emerald Fennell, autrice di 'Promising Young Woman', Kelly Reichardt per 'First Cow', Chloé Zhao per 'Nomadland' e l'esordiente Regina King per 'One Night In Miami'. Del quartetto, Zhao è la favorita, considerata la vittoria del Leone d'Oro al Festival di Venezia 2020 e tenendo conto che la concorrente più agguerrita, Kelly Reichardt, rischia di restare vincolata ai premi per il cinema indipendente, che non valgono meno, in termini di qualità, ma che sono meno determinanti in vista del consolidamento del successo commerciale dei film diretti da donne e dunque della loro maggiore presenza dietro la cinepresa.

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