Doveva succedere: l’amore è diventato un pezzo da museo. Perché nel mondo che corre senza riflettere, la scrittura è un lusso. Si mandano sms, faccette digitali, messaggi audio per le cose più banali. Figuriamoci l’amore. Un mistero glorioso, un arcano, un muro contro cui ci si spacca la testa spesso e malvolentieri. Dire ti amo è un tesoro che pochi spendono, metterlo nero su bianco poi è una rarità. Più facile scriverlo sui muri con lo spray. O cantarlo come fanno gli ultras del Napoli allo stadio: vorrei che fosse ogni giorno domenica, perché sei quella che non si dimentica. Così a Massimo Pamio, poeta e saggista, e alla moglie Giuseppina Verdoliva è venuta l’idea meravigliosa: perché non cominciamo a raccoglierle, quelle lettere amorose che nessuno scrive più? Per tenere vivo il passato, nel...

Doveva succedere: l’amore è diventato un pezzo da museo. Perché nel mondo che corre senza riflettere, la scrittura è un lusso.

Si mandano sms, faccette digitali, messaggi audio per le cose più banali. Figuriamoci l’amore. Un mistero glorioso, un arcano, un muro contro cui ci si spacca la testa spesso e malvolentieri. Dire ti amo è un tesoro che pochi spendono, metterlo nero su bianco poi è una rarità. Più facile scriverlo sui muri con lo spray. O cantarlo come fanno gli ultras del Napoli allo stadio: vorrei che fosse ogni giorno domenica, perché sei quella che non si dimentica. Così a Massimo Pamio, poeta e saggista, e alla moglie Giuseppina Verdoliva è venuta l’idea meravigliosa: perché non cominciamo a raccoglierle, quelle lettere amorose che nessuno scrive più? Per tenere vivo il passato, nel paese abruzzese di Torrevecchia Teatina hanno inventato un museo unico al mondo. Partendo da un festival che quest’anno, 6-9 agosto, celebra la ventesima edizione.

Pamio, che senso ha tutto questo?

"Io e Giuseppina siamo partiti dalla nostra esperienza. Ci siamo incontrati in treno, abbiamo cominciato a parlare, è scattato qualcosa. Ma vivevamo in città distanti: abbiamo promesso di scriverci ogni giorno. Ora siamo marito e moglie".

E dopo?

"Abbiamo pensato che valeva la pena ripercorrere lo stesso percorso entrando nelle vite degli altri. Facendo appello a rovistare nei bauli in soffitta, nei cassetti dimenticati. E spingendo a scrivere nuove parole d’amore. Il concorso è stato un successo immediato".

Quanto immediato?

"Noi viviamo in un appartamento a Chieti. La notte del terremoto all’Aquila abbiamo sentito fortissime le scosse: il primo istinto è stato cercare riparo sotto il letto, ma le lettere occupavano ogni spazio. Dovevamo trovare una soluzione".

E cioè il settecentesco palazzo Valignani...

"Coincidenza fortunata. L’edificio a Torrevecchia, già sede tre secoli prima di una colonia poetica dell’Arcadia, era disponibile. La giunta comunale ha accolto il progetto ed è nato il museo".

Ricevete più lettere di Giulietta e Babbo Natale?

"Loro sono imbattibili. Però veleggiamo verso quota ventimila: ciascuna epistola viene catalogata, archiviata e digitalizzata".

Come si accumula un tale patrimonio?

"Attraverso il concorso. E le donazioni, in primo luogo i carteggi storici. Hanno contribuito autori importanti come Barbara Alberti, Renato Minore, Maurizio De Giovanni. Il direttore d’orchestra Donato Renzetti ha spedito una lettera bellissima. Quelle più emozionanti le porta comunque la gente comune, magari avvolte in un nastrino rosso. Le buste sono profumate, fragranti, qualcuna odora di cioccolata".

Che cosa c’è dentro?

"Certe lettere sono piene di nostalgia, scritte dagli emigranti. Oppure vergate dal fronte nelle due guerre mondiali. Un’epistola del 1830 racconta l’amore al tempo del colera. Ma le righe fra innamorati rappresentano il corpus principale".

Il lascito più prezioso?

"Cinquemila pensieri scritti per Giovanni Paolo II nell’ultima fase della malattia. Li ha donati l’organizzazione dei Papaboys: sono testimonianze spontanee, bigliettini di un grande amore per un grande pontefice".

Contenuto e forma, che cosa è cambiato nel tempo?

"Le parole dell’amore restano quelle: sono universali. Non è l’amore che move il sole e l’altre stelle? Certo non siamo più abituati a scrivere, tantomeno di sentimenti. La lingua è semplificata, l’articolazione della frase e la costruzione sintattica spesso zoppicano. Ma non sono ridotte all’osso come nei messaggi scambiati al cellulare".

Ci rassegniamo a un genere in via d’estinzione?

"La lettera d’amore è un fossile, noi proviamo a resuscitarla. L’anno scorso è venuto a trovarci Pupi Avati. Ha detto: qui ho visto l’Italia migliore, quella della realtà e delle emozioni".

Da dove si riparte?

"Dalla scuola. Tenendo corsi ai bambini già alle elementari come fa la professoressa Tonita Di Nisio. Ricorda i manuali Hoepli del Novecento? Oggi Il segretario galante va aggiornato al 4.0. Ma carta e penna oppure schermo e mouse, le regole sono sempre le stesse".