Roma, 31 ottobre 2018 - La notte di Halloween. Ormai è tradizione festeggiarla, ma non è sempre stato così. Anzi potremmo dire che mettere la zucca fuori casa, travestirsi da mostri o streghette, e andare tra le case a chiedere "dolcetto o scherzetto?" è qualcosa di molto recente, almeno in Italia. Ma la festa di Halloween ha origini lontane, è una antica tradizione celtica pagana. E dunque perché si festeggia anche in Italia? Il merito è di papa Bonifacio IV, circa 1400 anni fa. Ma prima è necessario fare un salto ancora più indietro. 

PERCHE' SI FESTEGGIA - In una vasta porzione del Nord Europa intorno al IV-III secolo a.C vivevano i celti, un'insieme di popoli indoeuropei che adoravano divinità legate alla natura e alle virtù guerriere. Questa antica popolazione pagana faceva cominciare il nuovo anno il primo novembre. Il capodanno celtico, il cosiddetto "Samhain", era celebrato in questo periodo perché stava a indicare il cambio di stagione, la fine dell'estate. Il periodo dei raccolti era finito e non restava che ringraziare gli spiriti degli antenati per la fertile stagione estiva. Come? Lasciando fuori dalle abitazioni dei piccoli banchetti o semplicemente degli ortaggi. Una tradizione che rimase negli anni a venire, anche quando i Celti vennero soggiogati dai Romani a partire dal secondo secolo a.C.. Ben presto gli stessi Romani vennero a conoscenza degli antichi rituali pagani e alcuni di questi vennero tramandati e trasportati in Italia. Così si arrivò al settimo secolo d.C., quando papa Bonifacio IV stabilì il giorno di Tutti i santi. Celebrato originariamente il 13 maggio, venne spostato negli anni al primo novembre. La tradizione pagana era diventata una celebrazione cristiana. Ma non credendo negli spiriti, la festa divenne occasione per celebrare le vite dei santi cristiani.

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ANTICHE TRADIZIONI IN ITALIA - Eppure Halloween non è solo travestimenti e consumismo. In molte città d'Italia ancora oggi si festeggiano antiche tradizioni, che per molti aspetti ricordano i culti delle popolazioni celtiche pagane. In Sicilia la credenza vuole che i defunti della famiglia lascino dei regali per i bambini insieme alla frutta di Martorana e altri dolci caratteristici. Tra Cosenza e Palermo c'è ancora chi crede che le anime dei defunti tornino dall'aldilà per poi effettuare delle processioni per le vie del borgo. In Puglia la notte fra il 1 e il 2 novembre si usa ancora imbandire la tavola per la cena, apposta per i morti, che si crede tornino a visitare i parenti. Ad Orsara (Foggia) la festa viene chiamata "Fuuc acost": si decorano le zucche chiamate "Cocce priatorje", si accendono falò di rami di ginestre nelle piazze e si cucina sulle loro braci; anche qui gli avanzi vengono lasciati ai morti. Sempre in Puglia poi, prima di andare a letto, i bambini usano appendere delle calze, le “cavezette di murte”, fuori dalle proprie case per ritrovarle il giorno dopo ricolme di regali, una tradizione simile a quella dell’Epifania.  Nella zona del monte Argentario era usanza cucire delle grandi tasche sulla parte anteriore dei vestiti degli orfani, affinché ognuno potesse metterci qualcosa in offerta, cibo o denaro. Un'altra tradizione era mettere delle piccole scarpe sulle tombe dei bambini defunti perché si pensava che nella notte del 2 novembre le loro anime tornassero in mezzo ai vivi.

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