Francesco Guccini, 81 anni, nella sua Pavana, sull’Appennino tosco-emiliano
Francesco Guccini, 81 anni, nella sua Pavana, sull’Appennino tosco-emiliano
di Claudio Cumani Ha ricominciato ad andare a cena fuori con gli amici, nelle trattorie attorno a Pavana. "Usciamo con frequenza – racconta Francesco Guccini dal suo eremo dell’Appennino tosco-emiliano – e anche da queste parti colgo una frenesia quasi da dopo-guerra. È ripartito tutto e mia moglie Raffaella insiste perché di giorno vada in giro a fare passeggiate. Ma sono pigro, il tempo in cui andavo a funghi è passato e spesso preferisco starmene a casa a guardare la televisione". Le giornate del Maestrone, a 81 anni, sono scandite da una serie di abitudini consolidate: la scrittura, la tv, lo studio, l’ascolto degli audiolibri che in parte hanno sostituito la lettura diventata per lui sempre più difficile per problemi alla vista. "Ci vedo poco – confessa –. L’altro giorno è venuto a trovarmi Sergio Staino e mi ha regalato un aggeggio per ascoltare i libri al computer. Mah, la carta è un altra cosa... Anche lui...

di Claudio Cumani

Ha ricominciato ad andare a cena fuori con gli amici, nelle trattorie attorno a Pavana. "Usciamo con frequenza – racconta Francesco Guccini dal suo eremo dell’Appennino tosco-emiliano – e anche da queste parti colgo una frenesia quasi da dopo-guerra. È ripartito tutto e mia moglie Raffaella insiste perché di giorno vada in giro a fare passeggiate. Ma sono pigro, il tempo in cui andavo a funghi è passato e spesso preferisco starmene a casa a guardare la televisione".

Le giornate del Maestrone, a 81 anni, sono scandite da una serie di abitudini consolidate: la scrittura, la tv, lo studio, l’ascolto degli audiolibri che in parte hanno sostituito la lettura diventata per lui sempre più difficile per problemi alla vista. "Ci vedo poco – confessa –. L’altro giorno è venuto a trovarmi Sergio Staino e mi ha regalato un aggeggio per ascoltare i libri al computer. Mah, la carta è un altra cosa... Anche lui ha guai agli occhi e la cosa per un disegnatore è ancora più allarmante".

Francesco per i libri ha da sempre una smisurata passione. "Da giovane – ride – spesso non restituivo quelli che mi prestavano. Ora ho la casa stipata dai volumi ma fatico a consultarli. Me ne hanno appena regalato uno sui mulini che vorrei guardare con cura... Mi viene in mente Jorge Luis Borges che, pur afflitto da cecità, dirigeva la biblioteca di Buenos Aires".

Il lockdown lo ha passato in serenità ("è stata una fortuna poter guardare da casa i boschi, le radure, le piante") ma adesso è già tempo di vacanze: "Io me ne vorrei stare a casa ma mia moglie insiste per partire. Stiamo decidendo cosa fare. Certo che se penso che un tempo la gente pagava per venire in vacanza a Pavana..."

Il frutto del lavoro di questi mesi è Storie liete, fiabe nere e tempi andati (Rizzoli Lizard), raccolta di una dozzina di racconti che il Maestrone ha scritto nell’arco di trent’anni, andati in parte dispersi o dimenticati, pur essendo comparsi su svariate antologie.

Racconti (ora ritrovati) diversissimi per ambientazione, suggestione e contenuto. "Per me – dice – ricordare vuol dire andare a spasso fra i vecchi appunti nella speranza di inciampare in una vicenda buttata giù anni prima". A corredo del volume ci sono le illustrazioni di Franco Matticchio che Guccini definisce “di taglio sartoriale”. "Inizialmente – spiega – immaginavo che delle mie storie si sarebbe fatta una graphic novel e invece sono arrivati questi bei disegni. Lo ammetto, una delle più grandi gioie per uno scrittore è rileggere un suo vecchio racconto e trovarlo ancora buono".

Il libro è anche pieno di sorprese. Ad esempio nella prefazione svela che da bambino ha vinto una gara come miglior catechista. Ma è vero? "In effetti sì. Capitò quando andavo a dottrina dalle suore prima della comunione nella mia parrocchia di Modena. Forse era il ‘48. Ricordo che la signorina Gianna, una pingue zitella, ci fece fare una sfida e io, davanti a un monsignore dalla pedagogia molto spicciola che parlava in dialetto, risposi a ogni domanda. Quell’episodio mi fece ottenere la Bibbia dei fanciulli".

Con quale criterio ha scelto le storie? "Ho pensato solo a quelle che mi piacevano di più, magari privilegiando le vicende impossibili. Parlo ad esempio di Paesi dove sono stato come Brasile, Argentina e Mauritius e dove invento situazioni particolari. Riporto anche la favola che mi raccontava mia nonna di cui non ho trovato traccia in nessuna raccolta. Il racconto più vecchio è Icaro, la storia di un uomo che cerca di volare costruendo una macchina fra i rifiuti: lo scrissi quando ancora facevo l’università e abitavo con i miei genitori".

Un’operazione nel segno della nostalgia? "In realtà questi scritti sono stati pubblicati dopo l’uscita dei miei primi romanzi perché fino ad allora non avevo testi a sufficienza. Nella prefazione scrivo che non bisogna confondere il ricordo con i rimpianti perché quelli sono una sabbia mobile da cui tenersi lontani. E comunque non si possono rimpiangere epoche nelle quali si viveva di stenti. Certo, resta la nostalgia per atmosfere e amici che non ci sono più. Se devo dire chi sono i miei padri letterari, penso a Gadda e Meneghello ma mi attraggono anche alcuni scrittori latino-americani per la capacità di rendere epico il niente".

Entro l’anno uscirà un altro suo libro contenente tre racconti. E il sodalizio con Loriano Macchiavelli? "Ci dobbiamo vedere presto di persona, seguendo il nostro abituale programma: chiacchierata a casa e pranzo al ristorante. L’altro giorno gli ho telefonato per dirgli che mi era venuta un’idea straordinaria per il nostro prossimo romanzo. Ma adesso, giuro, me la sono completamente scordata".