di Eva Desiderio "Venire a sfilare qui a Los Angeles era il mio sogno, l’idea che avevo in testa da tempo. E ora sono felice di averlo realizzato". Non nasconde la gioia per questo ennesimo successo Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci e star di passerelle memorabili che da sette anni, insieme al Presidente e Ceo Marco Bizzarri, ha rilanciato il brand nato a Firenze cento anni fa in un modo straordinario e stratosferico. Rivoluzionando la moda con un’offerta immensa di prodotto, uno stile fluido e genderless, un’estetica spesso controcorrente, sempre inclusiva e sostenibile. E anche stavolta a Los Angeles, su Hollywood...

di Eva Desiderio

"Venire a sfilare qui a Los Angeles era il mio sogno, l’idea che avevo in testa da tempo. E ora sono felice di averlo realizzato". Non nasconde la gioia per questo ennesimo successo Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci e star di passerelle memorabili che da sette anni, insieme al Presidente e Ceo Marco Bizzarri, ha rilanciato il brand nato a Firenze cento anni fa in un modo straordinario e stratosferico. Rivoluzionando la moda con un’offerta immensa di prodotto, uno stile fluido e genderless, un’estetica spesso controcorrente, sempre inclusiva e sostenibile. E anche stavolta a Los Angeles, su Hollywood Boulevard, martedì scorso, non si è smentito buttando sul marciapiede delle Walk of Fame 105 modelli e modelle, tra le stelle gloriose e le impronte dei divi, una collezione per l’estate 2022 che è apparsa come un kolossal di ricordi di star famose, pezzi storici della moda come i corsetti alla Gaultier o le piume che ornano gli abiti da sera alla Gilbert Adrian il costumista che negli anni ’30 vestiva Joan Crawford e Garbo. I modelli non sono da meno, sexyssimi nei tuxedo di raso rosa coi gilet scollati sul torace nudo e il nuovo Rudy Valentino è Jared Leto che tra un po’ apparirà nel film The House of Gucci con Lady Gaga.

"Mamma lavorava nel cinema – racconta Alessandro Michele dopo gli applausi che lo accolgono all’uscita del Chinese Theatre – come assistente di una casa di produzione. Ricordo i suoi racconti, dettagliati e scintillanti, su quella fabbrica dei sogni che era Hollywood. C’era il pallore d’alabastro di Marilyn Monroe, i guanti neri di satin di Rita Hayworth e i capelli di seta di Veronica Lake. L’incanto seduttivo di Rock Hudson e il trasformismo vertiginoso di Kim Novak. Tutto aveva il sapore di una fiaba".

Ed ecco il film di Gucci, quello che esalta ogni bellezza e ogni possibilità di intendere la bellezza, con le sciantose coi boa di struzzo e le dive in sottoveste, una Cleopatra in abito da sera percorso da seducenti serpenti, divinità divistiche impellicciate (ma sostenibili) col cappello da cowboy e gli occhiali da gatto, i seni coperti solo da due stelline d’oro sui capezzoli secondo lo stile inconfondibile di Victoria dei Maneskin, la nostra band che anche a Hollywood ha spopolato in concerto. Guepiere con le stecche e il pizzo color nude, calze a rete e reggicalze in vista, guanti sfrontati di tulle trasparente e swarovski, abiti da sera neri col dragone rosso, lui con fiocco di velluto al posto della cravatta e camicie hawaiane, lei con un seno nudo in vista sull’abito argento che pare Mae West. Per tutti un eroticissimo piecing che circonda il naso.

Una Gucci Love Parade indimenticabile, ricca di desideri sinceri e libertà. "La moda può “erotizzare“ anche le cose che indossiamo. Ma soprattutto deve dare voce a ciò che c’è nella strada – spiega Alessandro Michele –, a come sono le persone nella vita. E in questo la politica è meno forte della creatività. Per me Los Angeles è un’altra casa e ancora una volta Gucci mi ha dato piena libertà per esprimermi. Non c’era nessun altro posto dove ricominciare a sfilare dal vivo dopo la pandemia, che mi ha cambiato: oggi lavoro in modo diverso, più grande, perché ho avuto paura di morire".