di Giuseppe Tassi

Si chiamano Adas, o ausili alla guida. Sono quei sistemi elettronici, sempre più presenti sulle nostre auto, che aiutano il guidatore a pilotare la vettura in piena sicurezza e, in qualche caso, gli possono salvare la vita. Alcuni dispositivi sono apprezzati soprattutto per la loro praticità. Alludo a telecamere e sensori di parcheggio o al Cruise control adattivo, capace di mantenere l’auto in colonna alla distanza giusta dal veicolo che la precede.

Ma ce ne sono altri che diventano veri e propri angeli custodi. Mi riferisco alla frenata automatica assistita, al rilevatore di presenza nell’angolo morto. E ancora alle tecnologie predittive, che segnalano l’arrivo di un’auto o di un pedone mentre fai retromarcia o ti immetti su una strada con diritto di precedenza. In tutte queste situazioni un momento di distrazione o un ritardo nel compiere la manovra possono risultare fatali.

Ma anche i sistemi di mantenimento della corsia, che molti escludono perché detestano sentire il volante che si irrigidisce per restare al centro della carreggiata, vanno rivalutati. Un colpo di sonno o un piccolo malore sono sempre in agguato e questi sistemi di guida automatica permettono all’auto di prendere il controllo della situazione e mettere in salvo i passeggeri.

La nuova frontiera, annunciata da Volvo e altre grandi case automobilistiche, è quella della verifica costante dell’attenzione del guidatore. Grazie a una serie di telecamere rivolte verso il pilota, si monitorano i suoi comportamenti e se qualcosa non va (sonnolenza, distrazione, uso improprio del cellulare) un segnale sonoro lo riporta alla realtà. Grazie Adas.