di Piero Degli Antoni Il Grande Flagello. Ai concorrenti, ma forse sarebbe meglio dire galeotti, della trasmissione di Canale 5, Alfonso Signorini ha comunicato con leggiadra noncuranza – tipo, ah mi stavo quasi dimenticando di dirvi – che il programma non si concluderà, come previsto, l’8 febbraio, ma che il termine è stato rinviato a data da destinarsi, forse fine febbraio, forse chissà, tanto ci stiamo divertendo come matti. L’annuncio ha ovviamente gettato i concorrenti nella costernazione più angosciosa, Maria Teresa Ruta ha minacciato lo sciopero della lacca mentre per Tommaso Zorzi, chiunque egli sia, è stato necessario l’intervento di un defibrillatore. Per i più distratti ricordiamo che il programma va in onda...

di Piero

Degli Antoni

Il Grande Flagello. Ai concorrenti, ma forse sarebbe meglio dire galeotti, della trasmissione di Canale 5, Alfonso Signorini ha comunicato con leggiadra noncuranza – tipo, ah mi stavo quasi dimenticando di dirvi – che il programma non si concluderà, come previsto, l’8 febbraio, ma che il termine è stato rinviato a data da destinarsi, forse fine febbraio, forse chissà, tanto ci stiamo divertendo come matti. L’annuncio ha ovviamente gettato i concorrenti nella costernazione più angosciosa, Maria Teresa Ruta ha minacciato lo sciopero della lacca mentre per Tommaso Zorzi, chiunque egli sia, è stato necessario l’intervento di un defibrillatore. Per i più distratti ricordiamo che il programma va in onda da settembre, il tempo di saltare un paio di governi.

Insomma la Casa va, e se ne capiscono le ragioni: la baracca è già avviata, riempie un bel po’ di ore di trasmissione, i costi sono ammortizzati, i conti tornano. Quello che non torna è il fascino del programma, consunto come i pantaloni di Bud Spencer in Trinità. Era il 14 settembre del 2000 quando la trasmissione più rivoluzionaria della storia televisiva andò in onda su Canale 5. Fu un sisma di decimo grado. Benpensanti e morigerati gridarono allo scandalo: spiare dal buco della serratura dieci giovanotti attimo dopo attimo, minuto dopo minuto, per tutte le ventiquattro ore del giorno?

Era un’idea così provocatoria, blasfema, iconoclasta, che si scatenò un dibattito a 98 ottani. Ma oggi, a 21 anni di distanza, le ceneri si sono spente. Non solo non c’è più il buco della serratura, ma non c’è proprio più la porta. L’obiettivo è perennemente acceso non solo nella casa, ma nelle case di tutti. Attraverso Facebook, Instagram, Tik Tok e il resto della banda, ognuno di noi tiene costantemente il dito premuto sull’otturatore. Non c’è nemmeno bisogno di bussare, è il proprietario stesso che ci prende per un braccio e ci tira a forza dentro casa sua.

E non stiamo parlando solo di quelli che inseguono il quarto d’ora di Warhol: come gli sconosciuti, anche i Vip e i semivip ci tempestano di cronache quotidiane, non richieste, di vita familiare e non, con una passione documentaristica degna del grande Folco Quilici. Certi amori fanno giri immensi e poi ritornano, ma non scherzano neanche i concorrenti del Grande Fratello: Rocco Casalino, pedone della prima edizione, a distanza di vent’anni è diventato re. Il responsabile stampa del premier non ha però perso l’abitudine all’esposizione mediatica.

Quando con Conte è trasvolato in Libia per la liberazione dei pescatori siciliani, ha (erroneamente?) notificato ai giornalisti la propria posizione geografica, comunicazione potenzialmente pericolosa in un territorio dove è più facile incappare in un missile che in un autogrill. Si tratta della maledizione della connessione perenne, l’electronic leash, il guinzaglio elettronico da cui non siamo capaci di liberarci. Al confronto, le vetuste telecamere del Grande Fratello Vip cosa volete che siano? Lo scandalo si è trasformato nella placida illustrazione di pettegolezzi da tinello. Stiamo parlando di Francesco Oppini, Francesca Pepe, Flavia Vento, Adua Del Vesco, mica del generale Haftar, e nemmeno di Fedez e della Ferragni che ogni giorno, con cocciuta puntualità, ci tengono informati sul fiorire del loro virgulto.

Il Grande Fratello ormai è ovunque. Telecamere di sicurezza e smartphone spioni smascherano puntualmente ladri, assassini, tagliagole e poliziotti infedeli. Amanti fedifraghi non resistono alla tentazione di postare sul web i propri funambolismi erotici, parlamentari incauti affidano a popolose chat pensieri eversivi. È il caseggiato globale.