Roma, 13 febbraio 2021 - Sobrietà e stile. Così sarà ricordata la cerimonia del giuramento al Quirinale del nuovo Governo Draghi. Quasi che tutti i ministri vecchi e nuovi si siano messi d'accordo per presenziare in modo discreto e ordinatissimo. Tutti in abito scuro, preferibilmente blu, con camicia bianca e cravatta sobria gli uomini, tutte in tailleur nero, quasi sempre pantalone con tacchi misurati, le neoministre con unica eccezione per la gonna longuette di Fabiana Dadone con maglietta fantasia ma non sgargiante, mentre tutte le altre hanno optato per camicetta o top candidi. E se il buongiorno si vede dal mattino questo di oggi è il giorno della svolta elegante della politica italiana.

Impeccabile come sempre il presidente Sergio Mattarella con cravatta azzurra, lo stesso dicasi per Mario Draghi arrivato come sempre in abito sartoriale senza cappotto, per tutta la durata del tour tra Quirinale e Palazzo Chigi, svelto e deciso, sempre col sorriso, una cravatta appena appena rosata, sobrissima. Spicca invece la cravatta rossa di Andrea Orlando, come pure il pull blu sotto la giacca del ministro all'istruzione Patrizio Bianchi, evidentemente freddoloso. Luciana Lamorgese per la riconferma agli Interni, anche lei in nero e blusa minimal bianca di seta, opta per una giacca sciolta e lunga. Come due modelle, per la linea e per la grazia, le forziste Mariastella Gelmini e Mara Carfagna, entrambe in tailleur pantalone black, con bei capelli tutte e due, mossi la prima, a caschetto lisci la seconda. Pochi gioielli, solo le fedi nuziali, la collana di perle classica della ministra di Italia Viva Elena Bonetti.

Si cambiano le penne d'oro ad ogni firma, ed è l'unico lampo sfavillante della cerimonia. Unica nota diversa ma sobrissima la giacchina tipo Chanel di tweed nero e bianco di Erika Stefani alla Disabilità. Perfetta e splendidamente a proprio agio Marta Cartabia, naturalmente chic anche lei in tailleur nero, quasi fosse la nuova divisa dell'impegno in questi tempi durissimi. Daniele Franco è in grigio scuro, anche lui emozionato. Cravatta blu (e mai più verde) per il leghista più europeista, Giancarlo Giorgetti. Enrico Giovannini quando esce sembra un inglese, col soprabito e l'ombrello. Roberto Cingolani, fisico di fama da oggi prestato alla politica, si copre anche lui ma con una grintosa field jacket scura mentre attraversa la piazza del Quirinale.

Perfetto Renato Brunetta, che insiste a tenersi i capelli lunghi sul collo, ma curatissimi. Vittorio Colao, il più alto dei 23 neoministri, di porta la mano sul cuore come pure Roberto Speranza che recita la formula a memoria. 

In 19 minuti la scena della politica italiana cambia anche nel look, con una eleganza naturale, rituale, giusta per l'occasione. Senza sbavature di calzini a righe ostentati ad arte, caftani fantasia, tailleur sgangianti e a tutte forme come in passati. Qui non si ammicca, sembrano dire con il loro abbigliamento tutti, qui siamo chiamati a fare, e in fretta. E anche il silenzio diventa una forma di comunicazione.

Da ultimo Giuseppe Conte, per la sua ultima performance da premier: inutile ripetere che la sua eleganza è tutta italiana, da sartoria napoletana, con l'immancabile fazzoletto bianco nel taschino della giacca. E quando all'uscita passa il picchetto d'onore lo fa con precisione, con appena un refolo di vento che gli sfiora i capelli.

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