Un mare senza pesci
Un mare senza pesci
I sospetti c'erano da tempo, ma ora arriva una nuova conferma: gli oceani si stanno spopolando. Secondo una ricerca apparsa da poco sulla rivista Science, il numero globale di pesci e altre specie marine sta calando a un ritmo allarmante a causa dei cambiamenti climatici, con conseguenze preoccupanti per gli equilibri della catena alimentare. Il monito degli scienziati è più che ovvio: se non facciamo qualcosa in fretta, il danno potrebbe diventare irreparabile

SEMPRE MENO PESCI
L'indagine ha utilizzato un modello matematico per stabilire gli effetti dei cambiamenti climatici su 235 popolazioni di pesci, crostacei e molluschi sparse il tutto mondo, per un totale di 124 specie distribuite in 38 ecoregioni marine. I modelli matematici utilizzati dagli scienziati hanno dimostrato che dal 1930 al 2010 lo stock ittico "sostenibile" è diminuito in media del 4,1%, con zone come il Mar Cinese Orientale e il Mare del Nord dove il calo è stato del 15 e il 35%.

Il dato si riferisce specificamente al cosiddetto rendimento massimo sostenibile. In estrema sintesi, si tratta del numero di esemplari che possono essere pescati con regolarità senza intaccare la capacità rigenerativa di una determinata popolazione.

OCEANI BOLLENTI
Il riscaldamento degli oceani, conseguenza del global warming, è letale per due ragioni in particolare: abbassa i livelli di ossigeno dell'acqua e altera il termometro corporeo dei pesci, mandando in tilt il loro metabolismo. In un'intervista, il primo autore della ricerca Chris Free ha sottolineato che la riduzione del 4,1% può sembrare molto piccola, ma equivale in realtà a "1,4 milioni di tonnellate di pesce dal 1930 al 2010".

È interessante notare che, stando ai calcoli, le specie ittiche abituate a vivere in acque più calde hanno momentaneamente beneficiato del riscaldamento dei mari. I ricercatori sottolineano tuttavia che il fenomeno è passeggero, perché l'ulteriore aumento delle temperature porterà a un successivo crollo dei numeri.

PESCA SOSTENIBILE
Free ha affermato che alla luce di questi dati diventa sempre più necessario ridurre sfruttamento eccessivo dei mari, studiando politiche per il settore della pesca che tengano conto dell'impatto del global warming.

Secondo gli scienziati a livello locale esistono già esempi virtuosi, che dimostrano come un'attenta gestione dell'attività ittica possa conciliare il bisogno di sfamarsi dell'uomo e la vitalità a lungo termine delle specie cacciate.