Gli Oscar della tv. Cos’è Succession: gli Emmy incoronano la serie dei record

Sei statuette alla stagione finale della saga dei Roy, capolavoro drammatico. Voci su uno spin-off, mentre la star Sarah Snook debutta a teatro a Londra.

Gli Oscar della tv. Cos’è Succession: gli Emmy incoronano la serie dei record
Gli Oscar della tv. Cos’è Succession: gli Emmy incoronano la serie dei record

Sarah Snook (Shiv) si prepara a salire sul palco a Londra nella parte di Dorian Gray, mentre Kieran Culkin (Roman) ha in tasca una commedia oltre alla voglia di avere più figli. E Brian Cox (il patriarca Logan) non direbbe di no a un film ispirato alla pluripremiata Succession (visibile in Italia su Sky e Now), "a patto che sia buono". Ben sei premi – miglior serie drammatica, migliore regia e sceneggiatura per l’episodio Le nozze di Connor, migliore attore e attrice protagonisti Culkin e Snook e migliore attore non protagonista Matthew MacFadyen – sono andati all’ultima stagione della serie sulla disfunzionale dinastia mediatica dei Roy, portando il totale dei “maggiori“ Emmy vinti dal 2019 alla cifra record di 14. E, calato il sipario sulla cerimonia degli Oscar della tv che si è tenuta nella notte tra lunedì e martedì a Los Angeles, le star pensano al futuro.

"Vediamo", ha detto Brian Cox a Variety: "Se è buono, e se (lo showrunner Jesse Armstrong) vuole farlo, io ci potrei stare": in un film-sequel la parte di Logan non è molto chiara, dal momento che Armstrong ha “ucciso“ l’anziano patriarca all’inizio dell’ultima stagione. L’interprete scozzese, che agli Emmy è arrivato con una nomination a miglior attore in una serie drammatica pur essendo comparso in solo tre puntate, è peraltro convinto che il telefim sia finito al momento giusto: "Jesse non ci ha fatto andare oltre la data di scadenza come è successo a molti show americani", ha commentato con una frecciata ad altre serie rimaste a bocca asciutta come Ted Lasso, asso pigliatutto delle due passate edizioni. Parlando nel backstage, anche Matthew MacFadyen-Tom ha definito uno spin-off "altamente improbabile". Sarah Snook, madre di una bambina nata due settimane dopo il sipario su Succession, si sta preparando a portare per 14 settimane al West End di Londra l’adattamento del Ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde: un tour de force della 36enne australiana che interpreta tutti e 26 i personaggi. Per Culkin il 2024 ha in serbo una commedia tv, mentre, nell’accettare la statuetta, ha ribadito alla moglie Jazz, in sala, il desiderio di avere più figli: "Avevi detto: forse, se vinci un Emmy. Eccolo". Assente giustificato Jeremy Strong (Kendall): sta girando in Canada il film The Apprentice nel ruolo dell’avvocato senza scrupoli di Donald Trump, Roy Cohen (Maria Bakalova nella parte di Ivana), oltre a a preparare il debutto a Broadway il 27 febbraio in The Enemy of the People.

Per le altre star che hanno trionfato agli Emmy la strada è spianata, in particolare per i protagonisti di The Bear, la serie (visibile in Italia su Disney+) che con 6 statuette comprese quelle per regia e sceneggiatura ha trionfato nella categoria commedia: il supersexy nuovo testimonial dell’intimo Calvin Klein nonché fidanzato della superstar Rosalia Jeremy Allen White (migliore attore protagonista), Ayo Edebiri (attrice protagonista) ed Ebon Moss-Bachrach (attore non protagonista) sono pronti a tornare nella terza stagione.

La miniserie Beef - Lo scontro (Netflix) creata dal coreano Lee Sung-jin ha vinto tutti i premi in palio nella sua categoria: sceneggiatura, regia e soprattutto migliore “serie limitata“; ai due protagonisti Steven Yeun e Ali Wong, che interpretano due sconosciuti il cui coinvolgimento in un sorpasso stradale si trasforma in una faida prolungata, l’Oscar tv per migliore attore e migliore attrice: sono i primi asiatici americani a vincere nelle loro categorie.

Niente da fare per Sabrina Impacciatore e Simona Tabasco, candidate per White Lotus come migliori attrici non protagoniste in una serie drammatica: l’Emmy è andato per il secondo anno consecutivo alla compagna di set Jennifer Coolidge. Infine, con l’Emmy vinto per il suo “live“, il 76enne Elton John entra nel riservatissimo club degli “Egot“, ovvero dei pochi vincitori in carriera di un Emmy, un Grammy, un Oscar e un Tony Award.

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