Paolo Crepet
Paolo Crepet

ROMA, 20 luglio 2019 - Dimenticate il sogno romantico, lei in abito bianco all’altare, i nipotini che tengono lo strascico e la nascita del primo figlio. I giovani d’oggi, secondo Paolo Crepet, psichiatra e saggista, sono cambiati. Ma attenzione: "Non banalizziamo. Non facciamo gli adulti bacchettoni che storcono il naso perché ai nostri figli non interessa metter su famiglia. La ricerca Eurispes non dice solo che i nostri giovani preferiscono la vita comoda".
E che cosa c’è dietro quel 70% di Millennials per cui fare figli non è indispensabile? 
"Non riduciamo tutto all’egoismo e alla voglia di fare un viaggio alle Maldive piuttosto che cambiare pannolini. Certo, sono aspetti da tenere in considerazione. Oggi il tempo libero è una dimensione fondamentale, mentre le nostre nonne non sapevano neanche che cosa fosse visto che pure la domenica dovevano provvedere al pranzo per tutta la famiglia. Ma il punto fondamentale è un altro: la ricerca fotografa un’evoluzione del mondo che non è per forza negativa". 
In che cosa consiste questo cambiamento?
"L’età media della prima gravidanza si è spostata in avanti di vent’anni. Si fanno figli verso i 40 anni, ma non solo perché si pensa esclusivamente a se stessi. Si va avanti con gli studi, si inizia a lavorare più tardi, anche perché è difficile trovare un’occupazione. Insomma, non siamo più nel Medioevo dove servivano braccia per la campagna. Il proletariato che si basava sul fare figli non esiste più e l’identità della donna oggi non coincide necessariamente con quella di madre. Tutto questo è frutto di tutto ciò che gli adulti di oggi hanno seminato dagli anni ’60 in avanti, quindi oggi non ci possiamo lamentare".
La relazione di coppia, però, resiste: per 8 giovani su 10 è un obiettivo importante.
"L’amore resiste, ma si perde la dimensione romantica del sogno. Prima la fidanzata si sposava, oggi si porta in barca. I giovani oggi sono pragmatici, vivono meno sulle nuvole. Il mondo raccontato da Pupi Avati, per intenderci, è finito". 
Chi crede meno nell’amore restano i figli di genitori separati e divorziati. Lo sdoganamento delle famiglie allargate non ha inciso? 
"Certo che no. Quello che cambia è come viene intesa la relazione. Oggi i giovani mettono quasi in preventivo un tradimento o avere qualche ritorno di fiamma con l’ex, senza contare le tante opportunità offerte dal web. A 25 o 26 anni ti basta chattare e hai la fila sotto casa di pretendenti. Negli anni ’50 se una ragazza non trovava il fidanzato a un festa della parrocchia restava ‘zitella’".
Tutto questo c’entra con il fatto che un terzo degli under 30 è anche piuttosto venale, visto che guarda lo status economico del partner?
"Il dato mi ha sorpreso. Pensavo fossero molti di più, segno che forse non c’è tutta questa crisi di cui si parla. L’altro aspetto curioso è che sono più venali gli uomini: cioè significa che si è raggiunta la parità. L’idea del commendatore che sposa la ragazza di umili origini come si è visto in tanti film è ormai superata".