Un cervo rosso
Un cervo rosso

In occasione della Giornata della Terra 2019 facciamo il punto sui 3 temi al centro del dibattito ambientale: la questione degli 1,5-2 gradi di riscaldamento globale da non superare, quella relativa all'inquinamento da plastica e quella della salvaguardia della biodiversità per contrastare la scomparsa di molte specie animali.

RISCALDAMENTO GLOBALE: LA SOGLIA DI 1,5-2 GRADI
Quando parliamo di temperature medie globali il rischio è di sottovalutare l'impatto di pochissimi gradi di differenza: se pensiamo alla nostra vita di tutti i giorni due gradi in più sembrano poca cosa. Come mai gli scienziati sostengono invece che è un problema enorme superare i due gradi medi rispetto al periodo preindustriale?

Senza entrare nei dettagli tecnici, possiamo fare un esempio: è stato calcolato che l'ultima volta che abbiamo registrato temperature di "soli" quattro gradi inferiori alla media preindustriale, gran parte del Nord America era ricoperta di ghiaccio ed eravamo in piena era glaciale.

All'opposto, se la temperatura media salisse di quattro gradi i ricercatori ipotizzano un innalzamento di mari e oceani compreso fra i dieci e i sessanta metri, un aumento esponenziale dei fenomeni meteorologici estremi (tornado, tifoni), la desertificazione di immense aree oggi abitate e la morte di numerose specie che sostengono la nostra catena alimentare.

Restare entro 1,5 gradi è l'obiettivo sostenuto dai maggiori esperti di clima del mondo e indicato in un report consegnato alle Nazioni Unite a ottobre del 2018. In quelle pagine si legge inoltre che dobbiamo fare in fretta, perché abbiamo dodici anni per fermare il surriscaldamento globale.

L'INQUINAMENTO DA PLASTICA
Uno dei temi più caldi è relativo agli enormi danni provocati all'ambiente dall'inquinamento da plastica: abbiamo probabilmente visto le fotografie di autentici fiumi, spiagge e isole di rifiuti, così come quelle di balene uccise per avere ingoiato chili e chili di plastica.

Un danno altrettanto grande è però difficile da osservare a occhio nudo perché riguarda le cosiddette microplastiche, pezzetini spessi quanto un capello umano e che vengono trasportati, dal vento e dall'acqua, praticamente ovunque nel mondo: è notizia recente che equipe di ricercatori ne hanno rinvenute sulle Alpi e sui Pirenei, in quantità paragonabili a quelle di una grande città. A conti fatti, dunque, si può dedurre che non vi siano luoghi al mondo esenti da questo tipo di inquinamento e che dunque il suo impatto globale sia più grande di quanto ipotizzato solo qualche anno fa.

A rendere ancora più allarmante la situazione ci ha pensato un ulteriore studio scientifico recente, nel quale si sostiene che la plastica offra un ottimo ambiente per la proliferazione di agenti patogeni anche molto pericolosi (ad esempio quelli responsabili del colera). Senza contare un ulteriore aspetto: il ritrovamento di microplastiche nelle feci umane.

LA SCOMPARSA DI MOLTE SPECIE ANIMALI
Il riscaldamento globale, unito all'urbanizzazione e all'agricoltura intensiva (con annesso utilizzo di pesticidi), sta causando enormi problemi alla sopravvivenza degli animali, dai più piccoli ai più grandi. Non si tratta solo di rimpiangere potenzialmente bestie affascinanti come gli orsi polari, ma di considerare la questione nel suo complesso.

È stato recentemente pubblicato il primo studio sulla popolazione degli insetti a livello globale ed è emerso che stiamo assistendo alla rapida scomparsa del 40% delle specie. Secondo un'altra ricerca, condotta del WWF, dal 1970 l'umanità ha sterminato il 60% degli animali, fra mammiferi, uccelli, pesci e rettili.

Tutto questo è un problema perché percentuali così massicce incrinano la capacità dell'ecosistema nel suo complesso di produrre aria pulita, acqua potabile, cibo e tutta una serie di cose che sono essenziali alla nostra sopravvivenza.

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