di Anna Bogoni Se l’unico gioco di guerra che conoscete è RisiKo!, o se pensate che un creatore di giochi di guerra in era digitale sia un nerd smanettone che vive in un garage circondato da computer e cavi elettrici, siete completamente fuori strada. Sergio Schiavi, 52 anni, per mestiere inventa, disegna e costruisce giochi da tavolo che hanno per tema la guerra e vive in una mansarda a San Salvario, quartiere della movida di Torino, circondato da pile di libri. È autore di tre giochi di successo, ma numerosi sono i progetti allo studio o in fase di test: parte sempre dalla ricerca storica della battaglia prescelta, disegna e ricostruisce le mappe dell’epoca, le divise degli eserciti, gli armamenti, le bandiere e persino le scatole che contengono il kit, senza dimenticare il libretto con le regole. "Tutto viene realizzato a...

di Anna Bogoni

Se l’unico gioco di guerra che conoscete è RisiKo!, o se pensate che un creatore di giochi di guerra in era digitale sia un nerd smanettone che vive in un garage circondato da computer e cavi elettrici, siete completamente fuori strada.

Sergio Schiavi, 52 anni, per mestiere inventa, disegna e costruisce giochi da tavolo che hanno per tema la guerra e vive in una mansarda a San Salvario, quartiere della movida di Torino, circondato da pile di libri. È autore di tre giochi di successo, ma numerosi sono i progetti allo studio o in fase di test: parte sempre dalla ricerca storica della battaglia prescelta, disegna e ricostruisce le mappe dell’epoca, le divise degli eserciti, gli armamenti, le bandiere e persino le scatole che contengono il kit, senza dimenticare il libretto con le regole.

"Tutto viene realizzato a computer con una certa precisione storica che richiede un sacco di attenzione e di tempo", precisa Schiavi che ha creato dal nulla anche una casa editrice, Dissimula, per editare e distribuire i giochi in tutto il mondo.

Come spesso accade, le passioni hanno radici nella storia personale di ciascuno, crescono e si alimentano di incontri e occasioni; così è stato anche per Sergio Schiavi: "Frequentavo l’università quando mi sono presentato al Museo dell’Artiglieria di Torino, perché cercavano un aiuto per allestire una mostra. Avevo portato con me il disegno di un gioco che allora stavo studiando, sull’assedio di Sebastopoli del 1855. Al cancello incontro un colonnello che mi fa alcune domande, incuriosito da quel mio lavoro… Insomma mi sono ritrovato nel comitato scientifico di quel museo, dove sono rimasto per qualche anno. Le guerre sono fenomeni molto complessi, hanno mille sfaccettature; a me interessa soprattutto l’aspetto del confronto, scoprire forze che si muovono all’interno delle battaglie, il caos che gli storici tentano di organizzare. Penso alla prima e alla seconda guerra mondiale e a come hanno determinato svolte nella società", aggiunge Schiavi.

È grazie a tre colpi magistrali che l’autore riesce a trasformare la sua passione in un mestiere: intercetta, alcuni anni fa, le prime piattaforme di crowdfunding che lo aiutano a finanziare i suoi giochi, un sistema che ha continuato a usare negli anni successivi. Secondo, incontra Alessandro Barbero, lo storico italiano più amato dagli italiani, apprezzato in campo universitario, ma anche star del web. Con lui stringe un’amicizia intensa e durevole, basti pensare che i due si trovano ogni settimana, proprio a Torino, proprio a casa di Schiavi, per giocare e testare vecchi e nuovi giochi. Barbero nel frattempo presenta sul web l’ultimo nato fra i giochi di Schiavi, From Salerno to Rome, sulla battaglia degli Alleati contro i tedeschi dopo lo sbarco in Italia del ‘43. È un boom di visualizzazioni e di ristampe.

Terzo colpo messo a segno, Schiavi crea, alimenta e mantiene una fitta corrispondenza con i giocatori di tutto il mondo che chiedono informazioni tecniche sui giochi, hanno mille curiosità da soddisfare, ringraziano e danno feedback; nascono amicizie a distanza, alcuni scrivono facendo riferimento a esperienze familiari: "Mio nonno ha combattuto in quella guerra…". Insomma, si crea quella che gli esperti di media chiamano community, rete, partecipazione.

I giochi firmati da Schiavi sono tre. La marcia di Radetzky, che risale al 2018: "I Savoia persero la prima guerra d’indipendenza nel 1849 in sole 100 ore davanti a un maresciallo austriaco di 82 anni"... Con From Salerno to Rome Schiavi mette sul mercato il suo gioco più impegnativo: può arrivare fino a 40 ore di gioco con due, massimo quattro giocatori per parte: "Ebbene sì, ci vuole un locale attrezzato perché il gioco deve rimanere montato per alcuni giorni; è complesso ma è il suo bello". L’ultimo è Give us a victories, sulla guerra civile americana.

"Il bello del gioco – conclude Schiavi – è che puoi cambiare il corso della storia, la componente fortuna non è tutto, ci sono strategie da mettere in campo, scelte da fare... Per me è come un mandala, uno strumento per sviluppare creatività e conoscenza. Ma quando è finito, sento il bisogno di passare a un altro. In fondo, non lo dimentico mai, è solo un gioco".