di

Pupo

Sta piano piano scomparendo una generazione di artisti che hanno scritto la storia della nostra cultura popolare.

Artisti di teatro, cinema, musica e televisione che, per dare concretezza ai loro sogni, hanno dovuto lavorare duro e fare sacrifici enormi. Artisti di altri tempi, quando senza la gavetta non si andava da nessuna parte.

Attori e musicisti che sono cresciuti e si sono formati negli squallidi teatrini di periferia e negli scantinati bui e umidi delle case popolari.

Artisti che hanno viaggiato in lungo e in largo, saltando i pasti e dormendo dentro le loro automobili scassate.

Uomini e donne riscaldati dal “Sacro Fuoco”, quello della passione vera e incondizionata per il loro lavoro.

Due di questi erano Gigi Proietti, scomparso lunedì nel giorno in cui avrebbe compiuto 80 anni, e Stefano D’Orazio, morto a 72 anni nella notte tra venerdì e sabato.

Diversi, ma uguali nell’idea di dedizione e sacrificio per il loro lavoro. Uomini e artisti di una generazione irripetibile.

La generazione dei fatti, non quella delle chiacchiere.