Milano, 11 settembre 2018 - Per raccontare il suo sbarco nelle cattedrali dello sport Ghali ha inondato l’Italia di manifesti che lo ritraggono tra coloratissimi colibrì, uccellini da seicento battiti del cuore al minuto, a volte più di mille. Dai palazzi di Baggio, periferia Ovest di Milano, grazie ai trionfi di Habibi (finito pure nel videogame Fifa 19) e di Cara Italia, Ghali riesce ora a scorgere la sagoma imponente dei palazzetti. Anteprima al PalaBam di Mantova il 18 ottobre, per poi partire due giorni dopo da Torino alla conquista di altre 11 arene tra cui il Nelson Mandela Forum di Firenze il 25, l’Unipol di Casalecchio il 27, il Forum di Assago il 29, il PalaPrometeo di Ancona il 3 novembre. Il trapper di origini tunisine (Ghali Amdouni, classe 1993) è passato direttamente dalla pista di discoteche da 100 persone ai palasport da 12mila.

Ghali cosa prova a stare lassù?

"Uno show così me lo sogno dalla prima volta che ho messo piede col microfono in mano sulla pista di una discoteca; scenografie, suoni dal vivo con band e dj, visual d’impatto e filmati inediti della mia infanzia. Con me sul palco ci saranno pure Capo Plaza, che è della mia stessa etichetta, e magari Sfera Ebbasta o altri ospiti non musicali come un calciatore o un artista di strada".

Ha qualche modello?

"Il concerto di Stromae al Forum. Quello non è stato un semplice concerto, ma un vero evento teatrale. Pure io ho in animo uno show urban-fantasy, surreale; il mondo di Ghali".

A proposito di vecchi filmati, i suoi che infanzia raccontano?

"Ho fatto la materna all’Eleonora Pimentel di via Russo, vicino a via Padova, poi mi sono trasferito a Baggio e ho finito lì l’ultimo anno. Nella mia scuola di “colorati” ce n’erano solo in quattro: un filippino, un sudamericano, io e una cinese. Non c’erano particolari pregiudizi, però notavo uno sguardo diverso dei miei confronti e il fatto che i miei compagnetti preferissero stare fra loro che erano italiani al 100%".

Cosa pensa di rappresentare oggi per i ragazzi?

"Da bambino quando mi trovavo davanti a delle ingiustizie, dovevo solo stringere i denti e andare avanti perché non c’era niente che potesse consolarmi, adesso invece chiunque può pensare che Ghali ha vissuto le sue stesse cose e magari riesce a trovare un motivo per reagire in più".

Qualche mese fa nel suo mondo è entrato prepotentemente pure Ledio, il fan undicenne a cui è stato vicino negli ultimi giorni di vita.

"Sì, ho pensato di dedicargli uno spazio nello spettacolo perché la sua è una storia che mi ha molto colpito. Sono affascinato dalla purezza dei bambini, perché hanno la mia stessa voglia di giocare, qualcosa che i grandi si sono dimenticati".

Alcuni suoi colleghi vivono il successo della trap tra i giovanissimi con una certa difficoltà.

"Io no. Chi mi dice che faccio musica per bambini non sa che sono felicissimo di farlo; anzi amo l’idea che sull’autoradio in mezzo al traffico un mio pezzo possa far cantare figli e genitori".

Riferimenti?

"Club Dogo, Fabri Fibra, Noyz Narcos, Inoki, Gemelli Diversi, ma pure Ramazzotti, la Pausini, Jovanotti. E poi, naturalmente, gli americani. Al cinema “8 mile” di Eminem l’ho visto tre volte; ero un bambino e nelle scene forti mia madre mi copriva gli occhi con la mano, ma guardavo lo stesso".

Dall’arrivo della trap, l’invecchiamento della musica è accelerato.

"Stiamo sostituendo una generazione. Ma la storia è ciclica, velocizzata dalla rete. Anzi, penso che, grazie ad internet, oggi ci sia più meritocrazia".

Com’è la sua vita ora?

"Il successo ha cambiato tutto. Prima c’era la rabbia, quella di quando non hai, di quando nessuno ti ascolta. Ora c’è la delusione di un successo che se con una mano ti ha dato tanto con l’altra ti ha tolto amicizie, affetti, legami. La popolarità destabilizza amori, famiglia, conoscenze. All’inizio i miei amici si sono moltiplicati, poi, però, dimezzati. A uno che ha tanto come me provoca disagio vivere accanto a chi non ha. Baggio è il mio quartiere e continuo a vivere lì, anche se non è bello andare al compleanno di un amico ed essere trattato come se fosse il mio".

Lei sul palco con due Rolex, come Sfera Ebbasta al Primo Maggio, ci andrebbe?

"Mai. Ostentare non fa parte della mia natura".