Elio Germano, 41 anni, ha vinto il David di Donatello per l’interpretazione di Antonio Ligabue in “Volevo nascondermi“
Elio Germano, 41 anni, ha vinto il David di Donatello per l’interpretazione di Antonio Ligabue in “Volevo nascondermi“
di Claudio Cumani RAVENNA Tutto è cominciato dalla lettura che Elio Germano fece un anno fa del XXXIII Canto del Paradiso a Ravenna davanti al presidente della Repubblica Mattarella in avvio delle celebrazioni del settimo anniversario della morte del Sommo Poeta. "È in quella occasione – racconta l’attore che già si era misurato con Dante nel 2015 sulla Vita nuova insieme a Nicola Piovani – che ho pensato a un qualcosa di più strutturato: non si tratta di imporre un’interpretazione ma di divaricare le parole per capirne il senso". È nato così Paradiso XXXIII, lo spettacolo di e con Elio Germano e Teho Teardo che debutta lunedì per Ravenna Festival all’Alighieri dove resterà fino a mercoledì per poi proseguire in tournée (a Ferrara dal 15 al 17 ottobre, a Firenze dal 19 al 24, a Rimini il 26 e 27 e a Milano dall’1 al 4 novembre). Un debutto che avviene proprio nel...

di Claudio Cumani

RAVENNA

Tutto è cominciato dalla lettura che Elio Germano fece un anno fa del XXXIII Canto del Paradiso a Ravenna davanti al presidente della Repubblica Mattarella in avvio delle celebrazioni del settimo anniversario della morte del Sommo Poeta. "È in quella occasione – racconta l’attore che già si era misurato con Dante nel 2015 sulla Vita nuova insieme a Nicola Piovani – che ho pensato a un qualcosa di più strutturato: non si tratta di imporre un’interpretazione ma di divaricare le parole per capirne il senso".

È nato così Paradiso XXXIII, lo spettacolo di e con Elio Germano e Teho Teardo che debutta lunedì per Ravenna Festival all’Alighieri dove resterà fino a mercoledì per poi proseguire in tournée (a Ferrara dal 15 al 17 ottobre, a Firenze dal 19 al 24, a Rimini il 26 e 27 e a Milano dall’1 al 4 novembre). Un debutto che avviene proprio nel giorno in cui i teatri ritrovano la capienza piena e che propone una singolare novità: a tutte le tre repliche potranno accedere gratuitamente, grazie ad Eni e Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, gli under 30 fino ad esaurimento posti, previa compilazione del forum condiviso sui canali social del festival. Prodotto da Ravenna Festival insieme a numerosi altri partner, l’allestimento unisce dunque la parola poetica detta da Germano, l’universo musicale originale di Teardo e le immagini visionarie e luminose di Simone Ferrari e Lulu Helbaek, che in passato hanno lavorato a lungo, ad esempio, per il Cirque du Soleil. In scena anche una violoncellista e una violista.

Dunque, dal buio infernale di Viaggio al termine delle notte (lo spettacolo da Céline che Elio e Teho hanno portato in tournée per oltre dieci anni) alla luce del Paradiso.

Germano, che cos’è esattamente questa creazione?

"Un concerto, uno spettacolo teatrale, un’installazione o forse tutte tre le cose insieme. È un allestimento rivolto al grande pubblico in chiave divulgativa. Credo si debba aiutare la gente a frequentare Dante, restituendo la vita a carte percepite come polverose. Attenzione, però: essere divulgativi non significa fornire spiegazioni. Vogliamo tentare un ‘dispiegamento’, e cioè provare a eliminare quelle pieghe che ci rendono difficile entrare fino in fondo nel canto".

Dunque, non una lettura?

"Assolutamente no, piuttosto una messa in scena, laddove la parola messa ha una funzione ben precisa. Una messa cattolica dove Dante è un tramite fra la gente e la Trinità. È il viaggio di un uomo che vive tutta la complessità del mistero. Si tratta di uno spettacolo immersivo nel quale io rappresento un Dante simbolico che restituisce al pubblico quello che lui ha attraversato. È un cammino mano nella mano con il poeta".

Come si amalgamano parole, musica e immagini?

"Abbiamo pensato ad un’esperienza fisica capace di coinvolgere lo spettatore in un mondo di meraviglia, unendo la mia dimensione più letteraria, la drammaturgia sonora di Teho con i suoi strumenti antichi e modernissimi e la forza luminosa di Simone e Lulu che delimita spazi e rappresenta figure. Nessun didascalismo, però. Credo che la gente si debba tuffare a testa in giù senza spiegazione perché l’arte non è un pacchetto da consumare con un foglio illustrativo accanto".

C’è un modo giusto per dire Dante?

"A me piacciono gli attori che ‘dicono’ la pagina perché la conoscono e permettono così al pubblico la comprensione. Se declami e fai sentire solo la tua voce e non fai capire il testo, non fai un lavoro utile. È una riflessione che non ha nomi e cognomi perché può succedere a tutti noi che facciamo questo mestiere".

Si sta avvicinando sempre più a nuovi linguaggi. Ad esempio, ha realizzato un Così è se vi pare di Pirandello in realtà virtuale che vedremo presto alla Pergola di Firenze. Cosa l’attrae di questa nuova formula?

"La realtà virtuale non ha cambiato il mio mestiere d’attore ma casomai il mio aspetto autoriale. Mi interessano le possibilità di questo linguaggio, mi piace far avvenire qualcosa e generare nuove emozioni. Detto questo, sono contento che il Teatro di Toscana investa in innovazione".

Torniamo a Dante. C’è un personaggio della Divina Commedia in cui magari si identifica? E, soprattutto, se fosse stato coevo del Sommo Poeta, in che girone pensa sarebbe finito?

"Facendo l’attore, mi ritrovo in tutti i personaggi danteschi, uomini, donne e bambini. Per quanto riguarda il girone... eh, mi si sa che finirei non tanto in alto".