Foto: DWalker44 / iStock
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L’impatto sull’inquinamento delle restrizioni per contenere l’emergenza Coronavirus è uno dei temi ambientali più dibattuti degli ultimi mesi. E con il 2020 ormai in archivio, è giunto il momento dei primi bilanci. Secondo le ultime stime dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), in Italia nel primo anno della pandemia si è registrato un calo del 9,8% delle emissioni di gas serra inquinanti rispetto al 2019.


Merito della minor produzione di energia elettrica

L’Ispra ha parlato di una “consistente riduzione” delle emissioni per via delle restrizioni attuate dall’inizio del marzo 2020. Quel -9,8% rispetto al 2019 è stato presentato come una stima, in quanto mancano ancora alcune informazioni per fornire un quadro completo della situazione, ma si tratta comunque di un dato attendibile ed esplicativo. La prima causa della diminuzione dei gas serra risiede nell’abbassamento delle emissioni per la produzione di energia elettrica (-12,6% rispetto al 2019). A seguire la minore domanda di energia e il taglio dei consumi energetici in settori come l’industria (-9,9%) e i trasporti (-16,8%). L’inquinamento derivante dal riscaldamento di case, attività e uffici è sceso “solo” del 5,8%.


L’impatto dei lockdown sulle emissioni inquinanti

Il rapporto tra restrizioni anti-Covid e inquinamento ha tuttavia bisogno di ulteriori conferme scientifiche. Secondo un recente studio dell'Università di Birmingham, le chiusure del 2020 hanno avuto un impatto minore del previsto sull’inquinamento delle grandi città. Gli accademici hanno confrontato i livelli pre e post lockdown primaverili di diossido di azoto, particolato fine e ozono di 11 grandi città (Pechino, Wuhan, Milano, Roma, Madrid, Londra, Parigi, Berlino, New York, Los Angeles e Delhi), scoprendo che la qualità dell’aria è spesso rimasta invariata. Un risultato in parte confermato dall’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (Arpa), secondo cui in Lombardia i livelli di PM 10 sono rimasti pressoché gli stessi, a differenza però del biossido di azoto (comunque dannoso per l’ambiente e la salute umana).