(Foto: DariaRen/iStock)
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Un gruppo di scienziati potrebbe avere individuato dei nuovi (microscopici) alleati nella lotta ai gas serra. Si tratta di un pool di microbi che giace nelle profondità marine, il cui appetito per le sostanze inquinanti si presta per combattere gli alti livelli di CO2 responsabili del riscaldamento globale.

CACCIA NEGLI ABISSI
L'equipe guidata dal biologo marino Brett Baker, della University of Texas at Austin, si è spinta fino a 2 mila metri di profondità nel Golfo della California, dove sono stati recuperati campioni microbici per un totale di 551 genomi diversi, di cui 21 mai osservati prima. Per fare il pieno di materiale organico negli abissi, i ricercatori si sono serviti del sommergibile a tre posti Alvin, lo stesso utilizzato per esplorare nel 1986 il relitto del Titanic.

C'È TANTO DA SCOPRIRE
I microrganismi raccolti vivono in un habitat in cui l'attività vulcanica porta la temperatura dell'acqua fino a 200 gradi Celsius. Qui, si legge nell'articolo pubblicato su Nature Communications, sono soliti utilizzare metano, butano e idrocarburi vari come fonte di energia primaria. Per Baker, la scoperta dimostra che le profondità oceaniche ospitano un'ampia varietà di batteri e organismi ancora sconosciuti, che sono "in grado di degradare il petrolio e altre sostanze chimiche dannose".

MICRORGANISMI MANGIA-INQUINAMENTO
Nello specifico, le analisi genetiche hanno evidenziato 22 tipi di microbi totalmente fuori dal comune, che si nutrono di idrocarburi in un modo ancora tutto da decifrare. Una volta comprese, le abilità di questi microrganismi potrebbero essere riprodotte in laboratorio e utilizzate per impedire la fuga di gas nocivi nell'atmosfera. Le applicazioni non si limitano tuttavia solo ai gas serra: si può anche ipotizzare un impiego come "spazzini del mare", negli scenari in cui ci sono ad esempio perdite di petrolio.

LA SOLUZIONE NON È DIETRO L'ANGOLO
Baker e la sua squadra ritengono di avere messo in luce solo la punta dell'iceberg. Servono nuovi campioni e altre indagini sul DNA per avere un quadro più completo, che ci aiuti a capire nel dettaglio il modus operandi di questi microrganismi. Solo allora si potrà pensare a come sfruttare tali meccanismi per tenere a bada l'inquinamento prodotto dagli esseri umani.