Uno scatto di paesaggio in Basilicata nel 1978
Uno scatto di paesaggio in Basilicata nel 1978
Dalla riva del mare, Franco Fontana osserva l’orizzonte, di quell’azzurro che brilla in tanti dei suoi celebri scatti. "Il colore del mare per me rappresenta l’infinito, quell’orizzonte che non si raggiunge mai perché, quando pensi di afferrarlo, si è già spostato più avanti – spiega –. Eppure è importante continuare sempre a camminare verso l’orizzonte, lasciando orme che resteranno anche quando andremo via". Dei suoi quasi 88 anni, Fontana ne ha dedicati almeno sessanta alla fotografia. Vero maestro del colore, i suoi sguardi hanno conquistato il mondo e ancora oggi la sua creatività è senza confini: ieri sera a Lignano Sabbiadoro (Udine) ha ricevuto il premio Hemingway – insieme a Dacia Maraini, Stefano Mancuso e Carlo Verdone – per il suo libro...

Dalla riva del mare, Franco Fontana osserva l’orizzonte, di quell’azzurro che brilla in tanti dei suoi celebri scatti. "Il colore del mare per me rappresenta l’infinito, quell’orizzonte che non si raggiunge mai perché, quando pensi di afferrarlo, si è già spostato più avanti – spiega –. Eppure è importante continuare sempre a camminare verso l’orizzonte, lasciando orme che resteranno anche quando andremo via". Dei suoi quasi 88 anni, Fontana ne ha dedicati almeno sessanta alla fotografia. Vero maestro del colore, i suoi sguardi hanno conquistato il mondo e ancora oggi la sua creatività è senza confini: ieri sera a Lignano Sabbiadoro (Udine) ha ricevuto il premio Hemingway – insieme a Dacia Maraini, Stefano Mancuso e Carlo Verdone – per il suo libro America , edito a Parigi da Contrejour, un’esplorazione del paesaggio d’oltreoceano fra geometrie di luce e figure umane quasi abbacinate, e intanto si sono inaugurate due retrospettive, una alla Galleria Mazzoli di Modena, la sua città, l’altra alla Atlas di Londra. "Sono le prime uscite dopo il lockdown – confida – Per un anno e mezzo ho vissuto fra la casa e il giardino: ho letto libri, guardato film e realizzato qualche nuova ‘busta’ (curiosi collage fotografici su buste da corrispondenza: prima del Covid sono stati esposti a Firenze, ndr ). La mia filosofia resta la stessa: tutto è meglio del peggio".

Che cosa è per lei la fotografia?
"La vita, l’amore, l’anima, un incontro quotidiano con l’immagine che si esprime attraverso il pensiero. Ho sempre cercato di fotografare non quello che vedo, ma quello che penso. La fotografia è sempre un pretesto".

Ovvero?
"Se io fotografo un albero, quell’albero esiste quando io lo fotografo: io divento l’albero e l’albero diventa me. Pensi al famoso ‘peperone’ di Edward Weston: è poesia, è musica, non è un semplice ortaggio".

È così anche per i suoi celebri paesaggi? Hanno scritto che sono iperreali, sospesi, quasi impossibili...
"I miei paesaggi hanno una loro identità precisa, quella che io ho conferito loro. A volte mi dicono ‘Eravamo in Provenza e abbiamo visto i tuoi paesaggi’: questo significa che quei paesaggi, nelle mie foto, hanno acquisito una ‘personalità’ e uno stile che prima non avevano".

In tanti anni lei non ha mai rinnegato il colore. Perché?
"Perché la vita è a colori, la vita è colore. L’altra sera il mio amico Italo Zannier, storico della fotografia, ha detto che io interpreto il colore come se non fosse mai esistito il bianco e nero. Amo il rosso, il giallo, i colori squillanti che non sono più oggetti ma diventano soggetti. Il bianco e nero è una fantasia e a volte, rispetto al colore, è piuttosto triste".

Nella sua carriera lei non si è limitato al paesaggio...
"Certo, altrimenti avrei continuato sempre a fare il Fontana, a fare il mestiere. Credo invece che occorra sempre lanciarsi in qualcosa di nuovo e anche rischiare. Mi sono occupato di moda, di figura, e uno dei lavori a cui sono più legato è quello che ho realizzato fra i bassorilievi del cimitero di Staglieno, Genova: l’ho intitolato Vita Nova , perché là non ho visto la morte, ma ho pensato alla vita che continua con gioia. E voglio sperare che sia così".

Come si rapporta con il tempo che passa?
"Il tempo è il più grosso capitale che abbiamo: anche chi non possiede un centesimo ha un minuto, un’ora... Ecco perché non bisogna perdere il tempo. Nella mente mi sento ancora vent’anni: certo, il fisico ne ha quasi ottantotto".

Se la sua vita fosse una fotografia, come la definirebbe?
"Quando una foto è riuscita, diciamo che è a fuoco, non è annebbiata. Onestamente penso che la mia vita sia stata una fotografia a fuoco: quando al mattino apro la finestra, faccio un segno di croce e dico ‘Grazie’. In fondo, la vita è come un bel paesaggio. Giri l’angolo e trovi subito un’altra storia da raccontare".