"Magica e paurosa, la grande strada era là in fondo. Non riuscivamo a vederla nascosta dagli alberi, neanche dal secondo piano di casa. Però ne sentivamo il rumore, come un cupo brontolio alternato a improvvisi silenzi". Inizia così lo straordinario libro che Carlo Donati dedica alla via Emilia: un viaggio sentimentale, culturale e intellettuale in cui il respiro della storia si sovrappone alle immagini del presente, affascinante serie di diapositive che raccontano gli uomini, le avventure, gli amori e le battaglie di questa mitica creatura che è la nostra “mother road”, la Strada Nove, alias Via Emilia. Non è sterminata come la Route 66 che attraversa l’America da Chicago a Santa Monica (3500 km): molto più corta (250 km), in compenso è di gran lunga più antica e più...

"Magica e paurosa, la grande strada era là in fondo. Non riuscivamo a vederla nascosta dagli alberi, neanche dal secondo piano di casa. Però ne sentivamo il rumore, come un cupo brontolio alternato a improvvisi silenzi". Inizia così lo straordinario libro che Carlo Donati dedica alla via Emilia: un viaggio sentimentale, culturale e intellettuale in cui il respiro della storia si sovrappone alle immagini del presente, affascinante serie di diapositive che raccontano gli uomini, le avventure, gli amori e le battaglie di questa mitica creatura che è la nostra “mother road”, la Strada Nove, alias Via Emilia.

Non è sterminata come la Route 66 che attraversa l’America da Chicago a Santa Monica (3500 km): molto più corta (250 km), in compenso è di gran lunga più antica e più vissuta. Ha 2200 anni, la fondò il console Marco Emilio Lepido nel 187 avanti Cristo per lanciare le legioni alla conquista della Padania, da Ariminus (l’attuale Rimini) a Forlì, da Bologna a Modena, da Reggio Emilia a Parma, da Fidenza a Piacenza, e più tardi fino a Milano.

Giornalista colto e raffinato, Donati ha percorso migliaia di chilometri, in auto e a piedi, per verificare, scoprire, interpretare storie e personaggi di questa regione unica al mondo che ha dato i natali a migliaia di artisti e letterati, registi e musicisti, politici e industriali, gastronomi e chef internazionali.

L’autore si è mosso senza dover ricorrere alle carte geografiche, guidato dalla curiosità e dall’istinto, concedendosi il tempo necessario per una documentazione rigorosa. Il risultato è un’opera ricchissima che si legge come un romanzo, Strada Nove. La via Emilia e le sue curve, pubblicata in due volumi da Cattedrale editori.

Il viaggio inizia da Rimini, ed entriamo subito in un clima felliniano: la via Emilia – scrive Donati – comincia senza un cenno, senza targhe commemorative, circondata da una sovrana indifferenza. "Ne cerco le tracce giù dal ponte di Tiberio. Due vigili, un uomo e una donna, mi chiedono se ho perso qualcosa. Rispondo che sto cercando la via Emilia. Dopo attimi d’imbarazzante silenzio sembrano meno amichevoli. Li prendo forse in giro?"

Il ponte è sempre in piedi, cinque arcate che scavalcano il Marecchia e sopportano il traffico dai tempi di Augusto e di Tiberio: "Dev’essere stato proprio qui, tra l’edicola, la pasticceria e un ristorante, che il primo topografo militare ha piantato la sua groma e ha indicato il punto in cui dare il primo colpo di piccone".

Da Rimini a Piacenza il percorso è ricco di incontri e di sorprese. Passo dopo passo ci imbattiamo in Ludovico Ariosto e Giuseppe Verdi, Pascoli e Carducci, Tonino Guerra e Pasolini, Guareschi e Zavattini, Umberto Eco e Pavarotti. Come nelle foto di Luigi Ghirri i paesaggi sono nebbiosi o assolati.

Ecco i luoghi in cui nacquero i bolidi di Enzo Ferrari e Ferruccio Lamborghini. Ecco a Bologna i prati di Caprara in cui Pier Paolo Pasolini giocava accanitamente a football con Roberto Roversi ed Ezio Raimondi. Ecco a Reggio il “camerino” in cui Ludovico Ariosto iniziò a scrivere l’Orlando furioso.

Documentatissimo, Donati ci porta in provincia di Modena a Piumazzo da Valerio Massimo Manfredi, che era un giovane archeologo prima di diventare un affermatissimo best-seller. Poi, più a nord, ci fa costeggiare lungo l’autostrada lo stabilimento della Barilla e ci ricorda che tutto iniziò nel 1877, quando il capostipite Pietro aprì una panetteria a Parma. Non mancano in questo grande affresco momenti surreali: "Da queste parti, dove la pianura è cosi piatta che l’orizzonte svanisce in una luminosità nebbiosa, viene qualche giramento di testa: di qui la convinzione, espressa in tutta una serie di romanzi e racconti, che sul tratto da Modena a Piacenza sia molto elevata la percentuale di matti che non sanno di esserlo".

Due volumi da non perdere, da gustare e centellinare come un grand cru.

'Strada Nove. La via Emilia e le sue curve' (Cattedrale editori)