Domenica 14 Luglio 2024
BARBARA BERTI
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Finazzer Flory: "La vita di Puccini, opera d’arte"

L’attore e regista porta in scena a Roma e a Milano il suo lavoro teatrale dedicato al Maestro: "Parole e musica, per il genio e i suoi lati più intimi"

Finnazer Flory: "La vita di Puccini, opera d’arte"

Finnazer Flory: "La vita di Puccini, opera d’arte"

Roma, 28 giugno 2024 – "Puccini è sempre stato un passo avanti: la sua musica è plateale, è per tutti. E l’opera diventa parte di ognuno di noi perché in lui c’è verità". Parole di Massimiliano Finazzer Flory, attore, regista teatrale e cinematografico che vive e lavora tra Milano e New York. In occasione del centenario della morte del grande compositore, Finazzer Flory porta in scena Vissi d’arte, vissi d’amore. Aspettando Giacomo Puccini domani 29 giugno e martedì 2 luglio (ore 21) a Roma. al Caracalla Festival 2024, nello spazio del Teatro del Portico, e poi il 7 luglio (ore 20) al Villa Arconati Festival di Milano dove sarà accompagnato dai 50 coristi del Coro degli Amici del Loggione del Teatro alla Scala di Milano, con la soprano Anna Rita Taliento, la mezzosoprano Annunziata Menna e il baritono Jung Jaehong e al pianoforte Asako Watanabe.

Vissi d’arte, vissi d’amore, da lei diretto e recitato, che spettacolo è?

"Uno spettacolo come guida all’ascolto tra musica, canto, teatro e letture teatrali per restituire non solo la storia del compositore ma anche la storia dell’uomo, in particolare il suo rapporto con la critica, l’opinione pubblica e il territorio. Puccini era un uomo malinconico, solitario e pieno di debolezze che sono anche il suo aspetto più prezioso".

Come trasmette al pubblico gli aspetti più privati e intimi dell’uomo Puccini?

"Il compito di teatro è quello di far sentire la vita dell’artista come un’opera d’arte. E in questo caso attraverso la lettura delle lettere e dei libretti utilizzati dal compositore, grazie alla collaborazione con l’Archivio Storico Ricordi, viene ripercorsa la formazione, i grandi successi e gli ultimi momenti di vita del musicista lucchese. In scena anche il soprano Caterina Meldolesi e il tenore Marco Miglietta, che eseguono brani tratti da Le Villi, Manon Lescaut, La bohème, Tosca, Madama Butterfly, La fanciulla del West, Gianni Schicchi, Turandot, accompagnati al pianoforte da Zenoviia-Anna Danchak". Il racconto di Puccini è affidato a qualcuno che poco conosce il compositore...

"Sì, in scena sono uno speaker appassionato di cinema e ignorante di Puccini, che racconta vita, morte e miracoli del musicista e di tanto in tanto manda in onda brani lirici leggendone i libretti come fossero sceneggiature di film. Così gli spettatori sono trasportati in una doppia epoca: quella di Puccini e quella della comunicazione con la radio, perché tutto si muove da quel 1924, anno della scomparsa del compositore e del primo annuncio radiofonico in Italia".

Altre peculiarità dello spettacolo?

"Al centro della scena, quasi a unire la voce recitante e la musica, il teatro e la lirica, ci sono le maestranze. Il dietro le quinte diventa un’altra quinta, spettacolo nello spettacolo, è l’arte nel suo farsi e nel suo darsi. Ho voluto, quindi, rappresentare ciò che non si vede dell’opera ma che ne restituisce il corpo: falegnami, elettricisti, truccatrici, costumisti quali attori in scena".

Impegni futuri?

"Dopo queste rappresentazioni a Caracalla e Milano riprenderò lo spettacolo in autunno per portarlo in giro nei teatri italiani, in luoghi più piccoli e intimi. A settembre, alla Mostra del cinema di Venezia, presenterò il docufilm Il mecenate sulla vita di Galeazzo Arconati, il primo mecenate nella storia italiana".