Alessandro Gassmann
Alessandro Gassmann
Roma, 24 settembre 2021 - All’ultima Mostra del cinema di Venezia ha presentato il suo quarto film da regista, Il silenzio grande, appena uscito nelle sale, il primo che dirige senza prendervi parte come attore. "Ho intenzione di dedicarmi sempre di più alla regia, e di recitare sempre di meno. Questi mesi di pandemia mi hanno fatto riflettere: anche il tempo passato senza fare niente, il tempo passato a leggere, a pensare, a crescere è importante. Da ora in poi dirò dei no che prima non avrei detto". Tornato lunedì su Raiuno con I Bastardi di Pizzofalcone, la terza serie tratta da Maurizio De Giovanni col debutto vincitore Auditel della serata (4,5 milioni di spettatori), Alessandro Gassmann a cinquantasei anni è alla vigilia di una sua personale rivoluzione. Fare soltanto le cose in cui crede tantissimo. Alessandro, è inevitabile chiedersi che cosa abbia significato e significhi convivere con un padre come il suo Vittorio, così fuori dal comune, così "speciale", così visibile. Che cosa ha significato per lei? "Significa sapere che qualunque risultato otterrai, sarà poca cosa rispetto a quello che lui ha fatto. Adesso ho fatto...

Roma, 24 settembre 2021 - All’ultima Mostra del cinema di Venezia ha presentato il suo quarto film da regista, Il silenzio grande, appena uscito nelle sale, il primo che dirige senza prendervi parte come attore. "Ho intenzione di dedicarmi sempre di più alla regia, e di recitare sempre di meno. Questi mesi di pandemia mi hanno fatto riflettere: anche il tempo passato senza fare niente, il tempo passato a leggere, a pensare, a crescere è importante. Da ora in poi dirò dei no che prima non avrei detto".

Tornato lunedì su Raiuno con I Bastardi di Pizzofalcone, la terza serie tratta da Maurizio De Giovanni col debutto vincitore Auditel della serata (4,5 milioni di spettatori), Alessandro Gassmann a cinquantasei anni è alla vigilia di una sua personale rivoluzione. Fare soltanto le cose in cui crede tantissimo.

Alessandro, è inevitabile chiedersi che cosa abbia significato e significhi convivere con un padre come il suo Vittorio, così fuori dal comune, così "speciale", così visibile. Che cosa ha significato per lei?

"Significa sapere che qualunque risultato otterrai, sarà poca cosa rispetto a quello che lui ha fatto. Adesso ho fatto pace con questo pensiero: è impossibile eguagliarlo. Da piccolo, invece, non mi rendevo conto di quanto fosse eccezionale: per me la sua eccezionalità era la norma. Presto, però, mi sono anche accorto che come lui ce n’è uno solo. E forse anche per questo adesso, a cinquant’anni e passa, penso molto di più a fare il regista. Come attore non potrò mai competere con lui".

Suo padre come era? In famiglia...

"Un padre molto dolce, molto appassionato, molto amoroso. Però poteva anche far paura: quando si arrabbiava, gli bastava uno sguardo. Io a scuola non ero certo uno studente modello, tutto il contrario. E lui mi rimproverava con la voce di Vittorio Gassman: non so se si può immaginare l’effetto".

Di suo padre abbiamo anche conosciuto la depressione, il tormento interiore, la malinconia divorante. La percepiva?

"Ho spesso pensato che se qualche volta mio padre si fosse messo un po’ “di lato“, fuori dalla luce dei riflettori, forse avremmo tutti perso mille risate, mille emozioni, ma lui sarebbe stato più sereno, più felice. Certo, il cinema avrebbe perso un mattatore, un protagonista assoluto. Ma lui forse avrebbe vissuto. Mio padre ha sempre soltanto lavorato, non si è concesso quasi niente per sé".

Dal rapporto con un padre immenso, a quello con un figlio in ascesa. Anche lei è una presenza ingombrante per suo figlio Leo, rivelatosi a X Factor e vincitore di Sanremo Giovani 2020?

"Macché! Io sono già “il papà di Leo“ per la gente, e non viceversa. E poi quello fa il cantante, è un altro mestiere. In realtà sono molto orgoglioso di lui, sono riuscito anche a resistere cinque mesi con lui in casa, chiuso per via del lockdown, che provava la sua canzone senza fermarsi mai! Ed è stato un tormento tremendo, anche perché io non sopporto il pop!".

Sta dicendo che è lui quello più famoso dei due?

"Ma certamente! E ne sono molto contento. Mi piace molto la sua forza d’animo, ma mi piace anche che abbia buoni risultati all’università. Mi piace vederlo crescere, anche musicalmente. Si evolve, dal pop sta abbracciando altri generi. Sta diventando grande. E per me rimane sempre il mio bimbo".

Lei è molto presente sui social media, e alimenta anche discussioni, per via delle sue posizioni molto nette. Non ha peli sulla lingua, diciamo.

"Per fortuna siamo in un paese democratico, e si può dire quel che si pensa. In realtà non sono un fanatico dei social: uso solo Twitter, lo trovo uno strumento prezioso per discutere con il pubblico. Alcuni miei colleghi preferiscono non esporsi, non prendere posizione. Ma io non amo gli indifferenti. Poi, se mi insultano, blocco. Ma in generale mi piace discutere, anche con chi non la pensa come me".

La preoccupa politicamente qualcosa in Italia?

"Mi preoccupa la deriva reazionaria, possiamo dirlo apertamente: mi preoccupa il neofascismo che segna una parte enorme dell’elettorato. Mi auguro che ci sia la possibilità, dall’altra parte, di recuperare quello che manca".

Che cosa manca?

"Un vero movimento politico che dia una spinta di rinnovamento green. L’ecologia è l’unico futuro, l’unica speranza di questa società marcia e malata. Mi occupo da tanto tempo di ecosostenibilità: fra cinque anni non avremo altro tema che quello".

Sarà dura in futuro?

"Sarà durissima per i nostri figli. E lo dico sul serio: non siamo signori radical chic a cui piace il giardinaggio".

Vorrà fare un film su questi temi?

"Sì, vorrei fare un documentario che parli del muro verde che paesi africani, dell’Africa sud sahariana, stanno cercando di mettere su per fermare tutta la desertificazione dell’Africa, il disastro più grande di questo pianeta".

Che cosa vorrebbe dai politici?

"Che non dicessero quello che la gente vuole sentire, ma quello che è utile alla gente. Io sono di sinistra, quindi non mi sento rappresentato oggi. Non insulto, non minaccio, non mando a quel paese le persone, e già per questo mi sento un marziano".

Che cosa dovrebbe fare una politica progressista?

"Lavorare sui giovani e sul cambiamento dell’economia in chiave ecosostenibile. È quella la nuova rivoluzione. Ci vogliono coraggio e sacrifici. Ancora abbiamo previsto, con i piani per il futuro, troppo denaro per gas e benzina, e poco per il rinnovamento verde del nostro mondo. È ora di cambiare rotta. Subito".

Si parla sempre molto poco di sua madre, Juliette Mayniel. Vive sempre in Messico?

"Sì, a San Miguel de Allende. Non vuole tornare in Italia: dice che non ha più amici, è felice lì, a 2500 metri di altezza, con i suoi cani. Per ora ci sentiamo via Skype, tutte le volte che possiamo. Ma appena questo caos della pandemia sarà finito, andrò a trovarla".