Franco Maresco e Letizia Battaglia (Ansa)
Franco Maresco e Letizia Battaglia (Ansa)

Giovedì 12 settembre esce nelle sale cinematografiche italiane 'La mafia non è più quella di una volta', il documentario che ha consentito a Franco Maresco di vincere il Premio speciale della Giuria al Festival di Venezia 2019. Si tratta di un film che rischia di dividere il pubblico, ma che ha più di una ragione di interesse.

Per approfondire: Festival di Venezia 2019, ecco tutti i premi

'La mafia non è più quella di una volta', tutto sul film

Palermitano classe 1958, Franco Maresco è diventato famoso ai tempi di 'Cinico TV', nel 1992. Quella serie televisiva e il più recente documentario 'Belluscone. Una storia siciliana' (2014) rappresentano i due migliori punti di riferimento per inquadrare il suo nuovo film. In 'La mafia non è più quella di una volta' ritroviamo infatti lo sguardo sarcastico, impietoso e insieme empatico nei confronti degli ultimi e anche il racconto non scontato della Sicilia contemporanea, e con essa dell'Italia tutta.

La trama recupera un personaggio che avevamo visto in 'Belluscone', cioè Ciccio Mira, scalcinato impresario di cantanti neomelodici. Se nel 2014 assistevamo al suo impegno in favore dell'organizzazione di concertini che guardavano con simpatia alla mafia, oggi lo ritroviamo mentre si spende per un evento dedicato alla memoria dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, vittime eccellenti di Cosa Nostra. E mentre assistiamo a una parata di personaggi sempre più improbabili, compresi veri e propri fenomeni da baraccone, il documentario segue anche la fotografa Letizia Battaglia, che ha raccontato con i suoi scatti la lotta alla mafia.

Il trailer

'La mafia non è più quella di una volta', le recensioni

Chi conosce 'Cinico TV' e 'Belluscone' può immaginare, e ha ragione di farlo, che 'La mafia non è più quella di una volta' sarà caratterizzato da uno sguardo scettico, disincantato, spesso cinico, che sottolinea in maniera spietata il grottesco e la piccineria delle cose che racconta. Si tratta di uno stile di racconto che potrebbe sembrare quello di chi giudica con cattiveria, godendo nello schernire gli altri.

In realtà Franco Maresco riesce nel difficilissimo equilibrismo di essere cattivo ed empatico insieme, di mettersi cioè sempre alla medesima altezza di coloro che critica anche con ferocia. Proprio questa dicotomia ha spiazzato i recensori presenti al Festival di Venezia, che però hanno riconosciuto al documentario di possedere una qualità rara: riuscire a raccontare la ambiguità di un tessuto sociale che ha profondamente assorbito una struttura di pensiero mafiosa, spesso senza nemmeno comprenderne a fondo la natura.

Leggi anche:
- The Spy, miniserie TV con Sacha Baron Cohen agente del Mossad
- Terminator: avremo una nuova trilogia?
- Kristen Stewart, niente film Marvel. Colpa della fidanzata