Le emozioni influiscono sulla nostra abilità con i videogiochi
Le emozioni influiscono sulla nostra abilità con i videogiochi

Probabilmente durante la partita non ce ne rendiamo nemmeno conto, ma quando ci dedichiamo a un videogame per sfogare un po' di nervosismo la nostra performance ne risente e giochiamo peggio. E viceversa, se l'umore è buono giochiamo meglio, un boost che può fare la differenza soprattutto per chi è impegnato nelle competizioni professionistiche degli eSport. La differenza è stata evidenziata in uno studio condotto dalla Stanford University e dalla Adam Mickiewicz University.

L'esperimento ha coinvolto 241 persone fra i 18 e i 37 anni, che hanno disputato cinque partite al simulatore di calcio 'FIFA 19' affrontando il computer a difficoltà media. Prima di ciascun match i giocatori hanno guardato un video scelto appositamente per suscitare specifiche emozioni: entusiasmo (attraverso scene prese dalle Olimpiadi), divertimento, tristezza, rabbia (la sequenza dell'assassinio di un uomo di colore nel film 'American History X') e uno stato neutro.

Dopo l'iniezione di emozioni positive, e in particolare di entusiasmo, i giocatori hanno mostrato sul campo un approccio più motivato a ottenere la vittoria e una maggiore sicurezza in sé stessi, che si sono tradotti in prestazioni migliori e quindi più tiri in porta, possesso di palla e gol. Quando invece affrontavano la partita carichi di rabbia hanno giocato peggio, vincendo meno partite e segnando meno gol.

Gli studiosi sono consapevoli che il loro lavoro ha diversi limiti: ad esempio, ha preso in esame un solo videogioco (con titoli di altri generi gli esiti potrebbero essere diversi), senza contare che le emozioni appartengono a una sfera soggettiva con tutte le difficoltà connesse a "pilotarle" e a misurarle in modo uniforme. Tuttavia, i risultati sono in linea con quelli di studi precedenti e forniscono un contributo alla comprensione di quanto e come le emozioni influiscano sulle prestazioni durante una sfida.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Emotion.


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