Un dottore controlla un campione (Ansa)
Un dottore controlla un campione (Ansa)

New York, 11 agosto 2019 - Aspiranti padri sempre più vecchi, spermatozoi sempre più pigri e affaticati. In poco meno di 40 anni, per quanto riguarda l'Italia, l'età media in cui si diventa neo papà è passata da 25 a 35 anni. In Svizzera, gli over 50 che si trovano da un giorno all'altro a lottare contro pannolini e rigurgiti sono triplicati negli ultimi 20 anni. E anche gli Stati Uniti non se la passano benissimo: il sigaro per celebrare l'arrivo di un erede nel 1972 si fumava a 27 anni, mentre oggi lo si accende a 31. Ma tra i tanti che ce la fanno, sono moltissimi gli aspiranti papà-nonni che non riescono a coronare il loro sogno di paternità. Un trend che non è sfuggito alla Silicon Valley, dove negli ultimi mesi le startup che si occupano di fertilità maschile hanno iniziato a raccogliere milioni di dollari. Il motivo è semplice: procrastinare la scelta di avere un figlio significa che quando finalmente si decide di 'scendere in campo' le proprie truppe di assalto non saranno più combattive come quelle di un ventenne. I dati parlano chiaro: una coppia su sei, secondo i Centri peri il controllo e la prevenzione delle malattie americani, ha difficoltà a concepire e nel 33% dei casi il problema è dell'uomo. Per questo le società che offrono test e la possibilità di congelare campioni di sperma, per circa 20 dollari al mese (più o meno il prezzo di un abbonamento a Netflix) negli ultimi anni hanno avuto un vero e proprio boom che non è passato inosservato.

“La società non ha ancora ben compreso il tema della fertilità, che – spiega Tom Smith, co-fondatore e amministratore delegato della startup Dadi per lo stoccaggio degli spermatozoi, a TechCrunch – viene visto soprattutto come un problema femminile”. Tanto per avere un'idea, la società Usa che invia test di fertilità a domicilio e kit di conservazione dello sperma, ha raccolto in pochi mesi 7 milioni di dollari per finanziare il proprio business. Legacy, un'altra azienda che opera nello stesso settore e che consente agli uomini di sottoporsi a rigorosi test e congelare il proprio sperma senza nemmeno visitare una clinica o incontrare un medico, si è accaparrata 1,5 milioni di dollari. Come se non bastasse, l'azienda è ospitata all'interno dei prestigiosi Harvard Innovation Labs. “Anche gli uomini hanno un orologio biologico. A partire dai 20 anni il numero di spermatozoi crolla e – fa notare Tom Smith - aumentano le mutazioni che si possono trasmettere al proprio figlio”. Aziende impegnate in campi limitrofi come Hims e Ro, più concentrate sulla disfunzione erettile, hanno raggranellato lo scorso anno 100 e 91 milioni di dollari rispettivamente. Ma quello degli uomini è comunque un business ancora di nicchia. Se si guarda all'intero mercato (quindi comprese le donne) i numeri sono impressionanti: secondo Technavio nel 2020 il giro di affari complessivo raggiungerà i 21 miliardi di dollari.