Quella del gruppo Ferrarini è una storia che inizia nel 1956 in una villa di Rivaltella, provincia di Reggio Emilia. È infatti allora che Lauro Ferrarini comincia a dedicarsi alla produzione industriale del prosciutto cotto, che in pochi anni invade le tavole degli italiani e diventa sinonimo di qualità. Merito di una ricetta - quella alle 21 erbe aromatiche e che prevede una lenta cottura a vapore - mai cambiata nel tempo e di un forte legame con il territorio che, pur in un contesto sempre più globale, privilegia ancora il rapporto stretto con le botteghe e il rispetto della tradizione. Oggi il Prosciutto Cotto Ferrarini è un’istituzione. E l’azienda è diventata un gruppo che conta diversi stabilimenti in Emilia, più quello Vismara di Casatenovo, nel Lecchese, oltre a una serie di società commerciali all’estero. Ma in casa Ferrarini anche il Parmigiano Reggiano è una cosa seria. E nasce nelle fattorie dell’omonima azienda agricola, nel cuore dell’Appennino reggiano: 2mila ettari di terreni che garantiscono il foraggio a 3mila vacche da latte. È il primo mattoncino del Parmigiano Reggiano Ferrarini, che viene lavorato nei due caseifici di Puianello e di Castelnovo ne’ Monti.

Due gli ingredienti fondamentali del suo successo: il controllo della filiera e un’innovazione sviluppata da Lauro Ferrarini, fondatore dell’azienda, che prevede l’utilizzo di un mix di latte derivante dalle vacche di razza Frisona (pezzate bianche e nere) e Jersey. I risultati non hanno tardato ad arrivare: il Parmigiano Reggiano Ferrarini ha infatti ottenuto nel 2007 la Certificazione CSQA ’Parmigiano Reggiano prodotto con latte da alimentazione non ogm’. "Per ottenere qualità ci vogliono delle basi solide che possono derivare solo da valori e princìpi consolidati", come spiega Claudio Rizzi, direttore Marketing del Gruppo Ferrarini.

Principi e valori che vanno dalla continua ricerca della massima qualità, di sapori unici e distintivi, della passione per le cose semplici e del legame con territorio e tradizioni. In un mondo sempre più globale e che tende all’omologazione anche in ambito gastronomico, offrire prodotti di qualità non è certo scontato. "Ma si può – confermano dall’azienza – Mantenendo la semplicità delle tradizioni senza farsi travolgere dagli eccessi dell’innovazione. Il che non significa non innovare, ma continuare a rendere attuale la tradizione conciliandola con le esigenze che man mano sorgono dal mercato". Tra il prosciutto cotto e il Parmigiano Ferrarini è un bel derby. Chi vince? La risposta prova a darla ancora Rizzi. "Il prosciutto – dice – ci ha fatto crescere e conoscere dai consumatori, ma il Parmigiano è la nostra storia e del nostro territorio a cui siamo molto legati. Direi un bel pareggio perché tutti e due hanno in comune quella continua ricerca dell’eccellenza e della soddisfazione dei clienti che ci caratterizza".

Intanto l’azienda continua a lavorare sui mercati nazionali e internazionali. Oltre a quelli storici in Spagna e Svizzera, ottimi risultati stanno arrivando dagli Usa e dal Sud-est asiatico, in particolare Hong Kong e Giappone. Paesi che sapranno certo apprezzare anche un nuovo prodotto in cantiere griffato Ferrarrini. Che, in queste settimane, sta presentando la nuova Mortadella Italica, prodotto di altissima qualità dedicato alle migliori salumerie, realizzata solo con materia prima italiana e aromatizzata con lo stesso mix di 21 erbe aromatiche che hanno reso famoso il prosciutto cotto.

Giuseppe Di Matteo