di Giuseppe Tassi

L’elettrico non fa paura a John Elkann e neppure alla Ferrari. Le affermazioni del presidente sul futuro della Rossa a emissioni zero hanno colto di sorpresa il mondo dell’automotive, impegnato in una battaglia di posizione per rendere più graduale il passaggio all’elettrico puro. Come sapete, le normative Ue prevedono che dal 2035 non si producano più motori termici e che la mobilità europea sia soltanto a impatto zero.

E’ una scelta radicale, che rischia di mettere in crisi il settore, se le case d’auto non sapranno ricovertirsi in tempi stretti al nuovo corso.

Eppure la Ferrari, il simbolo stesso del tradizionale motore termico e della sua parabola tecnologica, non ha paura del futuro. Il primo modello full electric arriverà solo nel 2025. Ma la riconversione sarà rapida ed efficace, anche per i numeri di produzione limitati del marchio. Parliamo di auto di lusso, con liste si attesa lunghe molti mesi e di modelli che fanno la goia di clienti danarosi e di facoltosi collezionisti.

Più complicato il discorso per le case d’auto generaliste e ’popolari’, che mirano al mercato globale e a clienti di ogni fascia sociale. Gli investimenti miliardari di questi anni e la pioggia di nuovi modelli ibridi ed elettrici ha avviato il processo di transizione verso la nuova era.

Ma questo mercato è sostentuto dagli incentivi a pioggia che il governo ha appena rinnovato. E rischia di bloccarsi senza un sostegno statale, perché i modelli elettrici hanno costi ancora troppo elevati e le infrastrutture di ricarica sono insufficienti. La grande rivoluzione va guidata e supportata, altrimenti avremo supercar elettriche ma non auto ’popolari’ a impatto zero.