Chiara Ferragni e Fedez (Instagram)
Chiara Ferragni e Fedez (Instagram)

Milano, 30 giugno 2018 - Lo stop agli influencer. Per la prima volta il Giurì della pubblicità ha bloccato un post su Instagram e nel mirino è finito Fedez: dal suo messaggio non risultava chiara la natura pubblicitaria del post. Il Giurì dello Iap (Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria) nella pronuncia numero 45 – che inibisce la riproduzione del messaggio con qualsiasi mezzo – non fa riferimento al rapper ma solo alla Peugeot, i cui prodotti sarebbero stati indebitamente promossi, dal futuro marito di Chiara Ferragni, per mezzo di un post non etichettato con l’hashtag #advertising. Ecco il messaggio incriminato di Fedez: «(…) Mi stanno presentando tutte le nuove Peugeot che stanno uscendo e adesso ve le faccio vedere tutte, una ad una (…) Vedi, tu vieni agli Internazionali di tennis, ti chiudi nella macchina in esposizione e metti il massaggiatore del sedile e sei a posto».

Si tratta di un verdetto storico per la regolamentazione degli spot sui social degli influencer, recentissimo fenomeno della Rete.
 
Millenials, donna, appassionata di moda e cibo, esperta di social: ecco l’identikit dell’influencer. Secondo eMarketer, il giro d’affari generato da queste nuove figure salite alla ribalta grazie all’esplosione del web è stato di 570 milioni di dollari nel 2016, solo in America e solo su Instagram. L’anno scorso il 55% degli influencer aveva dai 12 ai 24 anni (il 30% dai 25 ai 34), l’84% era di sesso femminile e il pubblico più facile da coinvolgere è stato quello delle donne tra i 18 e i 40 anni. I brand preferiti dagli influencer sono quelli di moda, poi prodotti di bellezza, alimentazione, automobili e al quinto posto dispositivi elettronici.

Ecco il boom del marketing lanciato in Italia da Chiara Ferragni, Gianluca Vacchi e Mariano Di Vaio, rispettivamente 13,3 – 11,5 – 6,2 milioni di follower (seguaci) su Instagram. Ormai chiunque sa cosa significhi essere un ‘influenzatore’, dietro alle foto o ai video sui social si cela una semplice strategia di marketing. Personaggi popolari in Rete, capaci di esercitare un influsso sulle scelte commerciali di specifiche categorie di persone, vengono scelti dalle aziende disposte a pagare per far arrivare il proprio messaggio pubblicitario ai potenziali clienti che seguono il vip. E così l’influencer è diventato una professione, in diversi casi con guadagni milionari. Il grande mondo di chi influenza è suddiviso in tre categorie: micro influencer (con meno di 100mila follower, ottengono da aziende di nicchia prodotti e servizi che commentano nel blog, il guadagno è di centinaia di euro); influencer medi (con centinaia di migliaia di seguaci, è la fetta più ampia del mercato e raccoglie la maggior parte degli investimenti) e grandi influencer (oltre il milione di ‘tifosi’, hanno un potere elevato sugli utenti). Su Linkedin, il social dei professionisti, più di 170mila iscritti si definiscono influencer e l’Italia è il terzo Paese per contenuti sponsorizzati col 5% del traffico. Entro il 2019 gli investimenti su questa nuova forma di pubblicità sarà di 2 miliardi di dollari (think tank L2).
 
Il guadagno delle web star (si parla di una media di 20mila euro al mese) è il punto cruciale che li rende super contesi e invidiati: una ricerca dell’Economist ha calcolato una stima di quanto ricavano per singolo post in base alla popolarità. Su Instagram, si parte dai 5mila dollari per un bacino dai 100mila ai 500mila follower e si arriva ai 150mila dollari per il vip che ha più di 7 milioni di seguaci. Su Twitter, il guadagno a ogni singolo post è di 2mila dollari per chi ha dai 100mila ai 500mila follower, ma diventa di 60mila dollari per chi supera i 7 milioni di fan. Su Facebook, si va dai 6.250 ai 187.500 dollari; mentre è YouTube il vero business: chi ha dai 100mila ai 500mila utenti che seguono il proprio canale mette in tasca 12.500 dollari per ogni video. Dai 7 milioni di collegamenti in su si guadagna, invece, la bellezza di 300mila dollari.