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11 mar 2022

Favino cinico seduttore "Specchio dell’Italietta"

L’attore protagonista di “Corro da te“ sul tema delicato della disabilità "Ne parliamo senza pietismo, con verità". L’ultima prova di Piera Degli Esposti

11 mar 2022
beatrice bertuccioli
Magazine
Miriam Leone, 36 anni, e Pierfrancesco Favino, 52, insieme in “Corro da te“
Miriam Leone, 36 anni, e Pierfrancesco Favino, 52
Miriam Leone, 36 anni, e Pierfrancesco Favino, 52, insieme in “Corro da te“
Miriam Leone, 36 anni, e Pierfrancesco Favino, 52

Ricco, arrogante, bugiardo e conquistatore seriale. A 49 anni, Gianni conosce una ragazza sulla sedia a rotelle e per conquistarla, si finge disabile anche lui. Davvero una persona orribile ma non si riesce a detestarlo fino in fondo perché può contare sulla simpatia di uno dei nostri attori più bravi e affermati, Pierfrancesco Favino, protagonista di Corro da te, regia di Riccardo Milani, dal 17 marzo nelle sale. In questa commedia, adattamento del film francese Tout le monde debout, si affronta con equilibrio e leggerezza il tema della disabilità. Accanto a Favino, Miriam Leone, Pietro Sermonti, Vanessa Scalera e, nella sua ultima apparizione sullo schermo come divertente nonna, Piera Degli Esposti.

Favino, fingersi disabile per conquistare una donna non è troppo?

"Il cinismo di Gianni, portato all’estremo, credo sia rappresentativo di un cinismo diffuso. E credo che nei confronti della disabilità il cinismo sia spesso mascherato da ipocrisia, a volte da pietismo. Questo film, invece, non scivola mai nel pietismo e credo che sia la cosa migliore rappresentare le cose per come sono. Viviamo in un momento di ‘ipercorrettismo’ per cui le cose non si possono chiamare con il loro nome, altrimenti guai. E invece, proprio grazie all’esperienza con i disabili incontrati preparando il film, io e tutti noi ci siamo sentiti liberi di parlarne senza retorica".

Gianni è un concentrato del peggio di un uomo?

"Credo che sia un narcisista, una persona ossessionata dal successo e con la paura di invecchiare, esattamente come tanti in questa epoca. Io ho amato i suoi difetti perché trovo che siano un coacervo che ci riguarda un po’ tutti. Chi non ha detto balle per sedurre qualcuno? Io stesso ho detto tante fandonie per conquistare una persona, ma poi mi sono ripreso. C’è un Gianni in ognuno di noi".

C’è un’analogia tra il suo Gianni e certi personaggi negativi interpretati in passato da Gassman come da Sordi?

"Di fronte a personaggi così, emerge quasi automaticamente la memoria di guasconi interpretati da grandi attori del passato e che tutti abbiamo amato. Mi sono divertito moltissimo a interpretare un personaggio del genere perché sul set di Riccardo c’era sempre una condizione di festa e la libertà di poter chiamare le cose con il loro nome".

Una prova di coraggio, oltreché di bravura, per Piera Degli Esposti, già malata. Com’è andata sul set con lei?

"Ho avuto il privilegio di lavorare due volte con Piera, in questo film e in quello di Maria Sole Tognazzi L’uomo che ama. Quando eri sul set con Piera non rischiavi mai di fare la cosa sbagliata perché bastava guardarla negli occhi per essere in parte. È stata una fortuna averla incontrata e ammiravo la sua capacità di essere profondamente se stessa facendo questo mestiere, la sua generosità e apertura. Non sembrava, ma ti portava sempre lei. Era come ballare con qualcuno che sa ballare molto bene, balli meglio pure tu".

 

 

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