di Antonio Patuelli Il 4 agosto di duecento anni fa, a Forlimpopoli (Forlì Cesena), nacque Pellegrino Artusi che ebbe principalmente il merito di aver unificato le tante culture gastronomiche dell’Italia pre unitaria col volume La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene che, nella lingua italiana stilisticamente codificata da Alessandro Manzoni nei Promessi sposi, realizzò un "manuale pratico per le famiglie", con ben 790 ricette di ogni parte d’Italia. Artusi, che fu...

di Antonio Patuelli

Il 4 agosto di duecento anni fa, a Forlimpopoli (Forlì Cesena), nacque Pellegrino Artusi che ebbe principalmente il merito di aver unificato le tante culture gastronomiche dell’Italia pre unitaria col volume La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene che, nella lingua italiana stilisticamente codificata da Alessandro Manzoni nei Promessi sposi, realizzò un "manuale pratico per le famiglie", con ben 790 ricette di ogni parte d’Italia.

Artusi, che fu commerciante, scrittore e infine anche banchiere, sviluppò la sua "unificazione gastronomica" d’Italia in una fase storica, la seconda metà dell’Ottocento, che, dopo la fase "eroica" risorgimentale 1859-61, vide grande impegno innanzitutto nell’unificazione delle leggi e nello sviluppo dei collegamenti ferroviari, nel solco dell’insegnamento dei principali patrioti che puntavano sull’unificazione morale e civile e sulla crescita sociale degli italiani.

Pellegrino Artusi e la sua famiglia vennero sconvolti nel 1851, quando Forlimpopoli venne occupata dalla banda del feroce brigante Stefano Pelloni, (di Boncellino di Bagnacavallo, nel ravennate), detto “il Passatore”, che non era per nulla "cortese", a differenza della famosa definizione poetica di Giovanni Pascoli: lo Stato Pontificio allora lo descrisse anche con lo "sguardo truce". Il “Passatore” rapinò i possidenti di Forlimpopoli e violentò le donne, fra cui la sorella di Artusi, Gertrude, che non superò il trauma e letteralmente impazzì.

Conseguentemente, in quello stesso 1851, gli Artusi abbandonarono Forlimpopoli e si trasferirono a Firenze, proseguendo nelle attività commerciali. Pellegrino, cosi come Manzoni, dalla vita fiorentina innanzitutto arricchì il suo linguaggio che utilizzò per "l’unificazione gastronomica" d’Italia che poi realizzò. Ma Pellegrino Artusi a Firenze fu anche banchiere: fondò e diresse un Banco di Sconto e fu (come Cavour, Giuseppe Verdi e altri personaggi dell’epoca) anche azionista di Istituti di emissione che poi, a fine Ottocento, vennero trasformati in quella che divenne la Banca d’Italia.

Questa estate, al nome di Pellegrino Artusi, proprio nel bicentenario della sua nascita, sono legate tante iniziative culturali e gastronomiche ed è anche dedicato uno dei libri di maggior successo (Il borghese Pellegrino, Sellerio editore), un giallo di Marco Malvaldi che testimonia la rinnovata popolarità del "padre" della cultura gastronomica italiana.