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15 mag 2020
andrea spinelli
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15 mag 2020

Diodato vola: "Faccio rumore all’Eurovision"

Sabato sera in scena il vincitore di Sanremo: "Orgoglioso di rappresentare l’Italia anche in questa edizione diversa, in videocollegamento dall’Arena"

15 mag 2020
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Roma, 15 maggio 2020 - No, Antonio Diodato non ha vinto il Sanremo sbagliato. Così come gli altri 40 protagonisti della naufragata edizione 2020 dell’ Eurovision Song Contest l’autore di Fai rumore avrà comunque il suo spazio domani sera su Raiuno (ma pure su Rai4, Rai Play, Radio2 e San Marino Rtv, oltre che in tutta Europa e sul canale YouTube) nello speciale Eurovision: Europe Shine a Light deciso dall’European Broadcasting Union, l’unione dei media del servizio pubblico continentale, per consentire a tutti comunque una presenza. 
Deluso da questo Eurovision “a metà”, senza gara?
"No. Nello scrivere Fai rumore sono partito dalla mia intimità, dalle sensazioni che provavo in quel momento e quando l’ho presentata all’Ariston ho detto che era un invito ad abbattere i muri dell’incomunicabilità, a manifestare la propria umanità", spiega il cantautore nato 38 anni fa ad Aosta, ma cresciuto a Taranto e romano d’adozione, e fresco vincitore pure del David di Donatello per la miglior canzone di un film con Che vita meravigliosa inserita ne 'La dea fortuna' di Ozpetek.
Dunque?
"Sinceramente, pensavo di aver raggiunto il picco emotivo con la vittoria del Festival. Dunque mai e poi mai mi sarei immaginato di provare un’emozione forte come quella che m’è arrivata nel vedere quel pezzo trasformarsi in un urlo di liberazione sui balconi in piena pandemia".
E l’Eurovision?
"Che Fai rumore sia diventata quest’inno popolare mi riempie d’orgoglio tanto quanto partecipare alla manifestazione musicale più vista al mondo, seppur in veste diversa da quella tradizionale. In questo momento, infatti, pure in Europa la musica ci consente di essere più uniti di quanto non lo sia la politica". 
Come ha passato il suo isolamento? 
"È stata una pausa anche fonte di riflessione e nuova ispirazione; mi sono potuto fermare per riflettere su quello che era successo. E da qui sono nate pure nuove canzoni". 
In scena domani sera 41 artisti di 41 Paesi, uniti nel finale da una versione condivisa di Love shine a light, brano con cui Katrina & The Waves vinse nel ‘97 per il Regno Unito, messa all’acme di una maratona in videocollegamento impreziosita dalla presenza di Björn Ulvaeus degli Abba. Le luci dell’Ahoy di Rotterdam, sede deputata di questa edizione, rimarranno spente ma dai vicini studi del Mediapark di Hilversum, i tre presentatori Chantal Janzen, Edsilia Rombley e Jan Smith interagiranno con i protagonisti, dando vita a una staffetta con la postazione di Flavio Insinna e Federico Russo al Teatro delle Vittorie di Roma (alle 20.35 un’anteprima, poi il via dalle 21) che vedrà pure gli interventi del Volo, di Fabrizio Moro & Ermal Meta, Francesca Michielin, Francesco Gabbani, Mahmood e Al Bano. Dopo le due tornate infrasettimanali – alla prima ha partecipato pure Senhit per San Marino con il colorato video di Freaky! – l’Eurovision Week arriva così al gran finale. 
Cosa vedremo e ascolteremo, domani sera, Diodato?
"Sarò in un’arena di Verona completamente vuota avvolta da fasci di luce tricolori. Non mancherà un omaggio a Domenico Modugno". Mimmo, l’indimenticato eroe dell’ Eurovision Song Contest nel 1958 con Nel blu dipinto di blu e nel ’59 con Piove.


Un recente sondaggio Ipsos parla chiaro: gli italiani sarebbero il popolo più contento di (tornare a) vincere l’Eurovision, ma anche quello che ne ha minor conoscenza. Se in Russia o in Polonia, infatti, la «Sanremo europea» conta su una popolarità del 99%, in Olanda del 98%, in Spagna e Gran Bretagna del 97%, in Francia del 96%, in Germania del 94%, da noi la curva non supera il 74%. Insomma, un telespettatore su 4 non sa cosa sia. Tutto a dispetto, però, degli ascolti in crescita, anche in Italia. Come i 182 milioni di spettatori che l’anno scorso in Europa hanno seguito la finalissima.

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