Luisa Ranieri
Luisa Ranieri
Gabriella Genisi non guarda la tv dal 2004 ma domenica sera ha fatto un’eccezione. Era davanti allo schermo come altri milioni di italiani (7.535.000, un trionfo). E la sua Lolita Lobosco, tacchi alti e quinta di reggiseno per "riempire un vuoto nel racconto poliziesco", le è venuta incontro con le Louboutin e il viso di Luisa Ranieri. La guida tv di Quotidiano.net La scrittura che diventa immagine e spesso delude. La sorpresa del parto: immaginava così il suo vicequestore barese sexy con un cuore che batte nella fondina? "Sono passati tanti anni dal concepimento. Era il 2006. Ci speravo. Luisa è perfetta nel ruolo e rende l’idea: nessuna ha più bisogno di mascherarsi da...

Gabriella Genisi non guarda la tv dal 2004 ma domenica sera ha fatto un’eccezione. Era davanti allo schermo come altri milioni di italiani (7.535.000, un trionfo). E la sua Lolita Lobosco, tacchi alti e quinta di reggiseno per "riempire un vuoto nel racconto poliziesco", le è venuta incontro con le Louboutin e il viso di Luisa Ranieri.

La guida tv di Quotidiano.net

La scrittura che diventa immagine e spesso delude. La sorpresa del parto: immaginava così il suo vicequestore barese sexy con un cuore che batte nella fondina?

"Sono passati tanti anni dal concepimento. Era il 2006. Ci speravo. Luisa è perfetta nel ruolo e rende l’idea: nessuna ha più bisogno di mascherarsi da uomo per essere autorevole. Come le prime manager anni ’80 che appunto si travestivano da manager. Leggevo l’altro giorno un’intervista a Luciana Castellina. Raccontava dei tempi in cui era costretta a nascondere le tette per non fare capire di essere una donna. Un errore suo e di quasi tutte. Abbiamo capito tardi che la bellezza va portata con nonchalance. Come la barba".

Lolita. "Luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia". Non può essere un caso. Isabella Ferrari in Distretto di polizia si chiamava Giovanna.

"L’ho fatto apposta. Ho attinto a tutto il serbatoio di malizia del nome. Nabokov sarebbe d’accordo e perdonerebbe anche l’allitterazione, esagerata dal cognome Lobosco. Un nome così manda fuori di testa gli uomini. Evoca. Induce pensieri illeciti. Mi piaceva che quel suono esplodesse in un mondo prevalentemente maschile. Se sei il capo, porti il rossetto e ti chiami Lolita non ce n’è per nessuno".

Con quei tacchi e la suola rossa poi. Lei nella scarpiera ha un paio di Louboutine?

"Le ho ed è il motivo per cui le faccio indossare a Lolita. Le comprai a Parigi dieci anni fa. Cinquecentosettantacinque euro mal spesi. Per i primi tre minuti la storia d’amore funzionò, poi mi resi conto di non potere camminare. Le ho messe dentro una teca. Le guardo e ci faccio le foto".

La Lobosco cucina pugliese come lei. Cosa le ha prestato oltre alle orecchiette e alle scarpe?

"Niente. Io non volevo nemmeno lavorare. La mia ambizione era fare la casalinga, impastare torte e andare al mercato come le mamme delle mie amiche, non come la mia che insegnava ed era sempre stanca. Mi bastavano un marito e due bambini. Il mio modello letterario ha le trecce rosse: Pippicalzelunghe c’est moi. Poi succede che una mattina ti svegli e dici voglio scrivere, rubi un quaderno ai figli e parti".

Con il giallo.

"Per carità. Leggevo Flaubert, i russi, Moravia e Pirandello. Molto dopo è arrivato Camilleri che ha evidenziato un vuoto: nella letteratura poliziesca una donna arrivava al massimo a fare l’ispettrice. O la morta. E poi c’era Letizia La Selva (da cui Lobosco), sorella di un mio ex fidanzato. Donna magnifica, femminile e tosta, oggi questore di polizia ferroviaria in Umbria, Marche e Abruzzo. Lolita è un po’ anche figlia sua".

Si narra che Camilleri abbia concesso alla Lobosco un flirt con Montalbano.

"Gli ho chiesto il permesso a Parigi. Era contento e divertito. Amoreggiano a Vigata, ma solo nei libri. Considerando che all’epoca Luisa Ranieri e Luca Zingaretti non stavano ancora insieme si è trattato di profezia".

Della serie tv è stato criticato l’accento, una parodia del miglior Lino Banfi. Da barese cosa ne pensa?

"Che è sempre questione di interpretazione. E che forse hanno un po’ esagerato" .