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7 giu 2022

Era L’Ora di combattere la mafia. "Un pugno di giornalisti coraggiosi"

Da domani su Canale 5 la fiction che racconta la storia del quotidiano palermitano

7 giu 2022
giovanni bogani
Magazine

di Giovanni Bogani

Nell’estate di trent’anni fa, 1992, la mafia massacrava Falcone e Borsellino. Domani sera, in prima serata su Canale 5, va in onda una serie televisiva (in dieci puntate, fino al 6 luglio) che racconta chi ha combattuto la mafia: non con una divisa, non con un mitra, ma con un taccuino e una penna. Tutt’al più, con una macchina da scrivere.

Si chiama L’Ora. Inchiostro contro piombo: racconta la storia vera del giornale che osò opporsi alla mafia nella sua stessa terra, che osò fare nomi e cognomi, e scrollarsi di dosso una bomba scoppiata in redazione: L’Ora di Palermo. Un progetto coraggioso, che ha richiesto otto anni di gestazione. Coprodotto da Indiana e Rti, è già stata acquistata in mezza Europa. Protagonista è Claudio Santamaria, insieme a Maurizio Lombardi, Selene Caramazza, Francesco Colella, Silvia d’Amico, Fabrizio Ferracane e un gruppo di esordienti. Tutto nasce da un’idea del regista Stefano Lorenzi, già autore di importanti documentari sociali.

Stefano, qual è l’elemento nuovo di questa fiction?

"Si ribalta il punto di vista. Non è la mafia raccontata dal punto di vista dei mafiosi, magari affascinanti e ‘carismatici’, come in certi film e fiction; ma non è neppure raccontata dal punto di vista delle forze dell’ordine. Qui c’è la mafia raccontata dal punto di vista di chi, in mano, ha solo una macchina da scrivere contro mitra e bombe. È un omaggio a quel giornalismo di cui dovremmo essere orgogliosi".

Claudio Santamaria interpreta il direttore del giornale?

"Sì: è il direttore che inventò non soltanto un giornale coraggioso, ma un giornale moderno, pieno di immagini. E che ebbe il coraggio di mettere nomi e cognomi dei mafiosi in prima pagina, quando ancora c’era chi diceva: la mafia è un’invenzione letteraria, la mafia non esiste. Diresse un giornale nel quale scrissero le firme più prestigiose, da Sciascia a Guttuso, e in cui esordì una fotografa straordinaria come Letizia Battaglia".

La sceneggiatura porta una firma importante.

"Quella di Claudio Fava, figlio di Giuseppe Fava, il giornalista assassinato dalla mafia nel 1984. Claudio è da sempre impegnato nella lotta contro la mafia. Con lui Enzo Abbate, sceneggiatore di Suburra, e Riccardo Degni. La regia è curata da Piero Messina e Ciro D’Emilio, oltre a me".

La storia de L’Ora è anche un po’ la storia della Sicilia…

"Di più: è la storia dell’Italia, dell’irrompere dei legami fra criminalità e Stato. In queste dieci puntate esploriamo un anno cruciale della vita del giornale, il 1958: ma potremmo proseguire, una serie dopo l’altra, fino ad arrivare al 1992, l’anno della morte di Falcone e della chiusura del giornale, pochi giorni prima di quella tragedia".

 

 

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