Fiori di colza in Cina (Olycom)
Fiori di colza in Cina (Olycom)

Roma, 21 marzo 2017 - "Primavera non bussa, lei entra sicura" cantava De Andrè e allora non ci resta che festeggiarla. Oggi o ieri? Il dubbio è presto sciolto: per cento anni, salvo sporadici casi, l'equinozio di primavera cadrà il 20 di marzo, ma questo non fermerà i festeggiamenti che, in quasi tutto il mondo, accolgono con gioia l'inizio di questa stagione (sul web Google ha tenuto addirittura per due giorni consecutivi online lo stesso doodle, uscendo così dall'impasse tra 20 e 21). Etimologicamente parlando, equinozio deriva dal latino aequinoctium: è l'unione delle parole aequus (uguale) e nox (notte). Il significato è facilmente intuibile: esprime il momento in cui la durata del giorno è la stessa di quella della notte. La coincidenza è dovuta a un fenomeno astronomico, ovvero quando il sole, durante la rivoluzione terrestre, si trova allo zenit dell'equatore e i suoi raggi colpiscono perpendicolarmente l'asse di rotazione del nostro pianeta. 

LA CURIOSITA' / oggi è anche il Tiramisù day

In Egitto si fiuta il vento

In Egitto da 4700 anni si festeggia Sham El Nessim, la più antica festa di Primavera al mondo. Sham el Nessim, che significa letteralmente "fiutare il vento", in Egitto cade il primo lunedì dopo la Pasqua copta; le strade e i prati si riempiono di persone, coperte e colori per un picnic all’aria aperta, tra la brezza primaverile che, secondo la tradizione, rinvigorisce chi la respira. Tra i cibi consumati in questo giorno ci sono le uova, simbolo non solo del Cosmo, ma anche di rinascita.  

La 'romantica' festa dei colori

L'Holi, nota anche come “festa dei colori”, è la versione induista della festa della primavera. In questa giornata che simboleggia il trionfo del bene sul male, le differenze di caste si annullano; migliaia di persone scendono in piazza cantando, ballando e gettandosi addosso polveri di pigmenti coloratissimi, misti ad acqua. E' proprio questo, infatti, l’aspetto più caratteristico della festa di Holi e che, grazie al mito, acquisisce un significato d'amore. Si narra, infatti, che il dio Krishna, che aveva la pelle scura, fosse invidioso di quella bianca della moglie Radha e per questo, un giorno, la dipinse con di colori. Da qui l’usanza delle coppie innamorate di sporcarsi a vicenda il viso come segno d’affetto.

In Giappone si ammirano i fiori di ciliegio

Una tradizione antichissima, risalente alla dinastia cinese Tang, portò in Giappone diverse tradizioni e costumi, tra cui quello di godere della bellezza dei fiori di primavera. Fu allora che il termine Hanami divenne sinonimo di “ammirazione dei fiori di ciliegio”. Per i giapponesi, infatti, l’inverno che se ne va è sinonimo di rinascita, della bellezza della vita. Pic-nic a base di sushi, birra e sake si consumano all'ombra dei ciliegi (simbolo di fragilità e rinascita), per poi continuare la festa di notte, quando Hanami diventa Yozakura, “la notte del ciliegio”.

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