di Michele Mezzanzanica

Il nettare degli dei, un’uva dolce e pregiata che ha fatto la prosperità dell’arcipelago fino all’avvento della filossera che, a fine Ottocento, l’ha annientata. Oggi, dopo un paziente lavoro di recupero cominciato negli anni Ottanta, la Malvasia delle Lipari gode di una nuova ribalta. Appena una dozzina i produttori, quasi tutti concentrati a Salina, l’isola enoica, ma a fare la differenza è la qualità e non la quantità. Malvasia ma anche altri vitigni caratteristi della Sicilia, soprattutto il Corinto Nero, in grado di dare vini rossi di spessore e forte identificazione territoriale. Salina è il capoluogo vinicolo delle Eolie, ma ci sono cantine anche a Lipari e Vulcano, oltre a piccole produzioni familiari nelle isole minori, come quella di Iona Bertuccio D’Angelo a Filicudi. Doveroso poi menzionare il grande ritorno della vite a Stromboli, grazie all’iniziativa di Nino Caravaglio, il decano dei viticoltori eoliani. "Nel 2016 sono stati impiantati i vitigni di Malvasia – racconta - nel 2018 c’è stata la prima vendemmia ma è stata unita ai grappoli di Salina mente nel 2020 abbiamo ottenuto le prime 800 bottiglie di Malvasia Secca di Stromboli che andranno sul mercato il prossimo ottobre". Versione secca che è la seconda vita di questo vitigno, le cui fortune sono state firmate dalle versioni dolce e passito, ma la rinascita deve tener conto dei nuovi gusti di consumatori. Caravaglio è stato il primo a indicare la strada, nel 2020, e ora gli altri produttori si infilano nel solco tracciato. Come il giovane Pietro Colosi, quarta generazione dell’omonima cantina, giovane enologo partito armi e bagagli dalla Sicilia per formarsi all’istituto agrario di San Michele all’Adige, tornato a casa per mettere quanto appreso al servizio dell’azienda di famiglia. La nuova versione della Secca del Capo, prodotta per la prima volta nel 2011 ma modificata nel 2015, porta la sua firma: "Abbiamo esaltato di più gli aromi varietali- spiega – si avverte la Malvasia proprio per come si sente nel vigneto, si ritrova l’uva fresca nel bicchiere". Versione secca nuova frontiera della Malvasia delle Lipari, dunque, senza però dimenticare le storiche versioni dolci e passite. Parenti meno note ma non meno nobili di un altro grande vino isolano di Sicilia, il passito di Pantelleria. "Lo zibibbo è aromatico – dice Pietro Colosi – ha il sentore tipico dei moscati. La Malvasia, invece, è sottoposta a un appassimento più blando e nella vinificazione viene mescolata all’uva fresca, dunque all’alto grado zuccherino affianca acidità. Non è un vino che sovrasta, si adatta ai dolci ma anche ad altre portare, come i formaggi erborinati".