Francesco Tesei in tempo di pandemia ha ideato The box, performance interattiva su Zoom per una cinquantina di spettatori per volta
Francesco Tesei in tempo di pandemia ha ideato The box, performance interattiva su Zoom per una cinquantina di spettatori per volta

Il ‘segreto’ di Francesco Tesei è già nei suoi occhi acutissimi (e furbissimi). Hai quasi l’impressione che, mentre ti fissa, ti stia facendo una radiografia. Subito mette i puntini sulle i: "Io non ho alcun potere paranormale, e non leggo i pensieri". Eppure, quando assisti a un suo spettacolo, viene spontaneo credere che riesca a farlo: ti chiede di scegliere un pezzo degli scacchi e ‘sapeva’ già quale avresti indicato, ti fa osservare una parola a caso in un libro, e immediatamente la scrive su un blocco. In qualche anno, Tesei è divenuto il mentalista più famoso d’Italia. E quando i teatri hanno chiuso per le restrizioni legate alla pandemia, ha ideato The box, una performance interattiva, in diretta sulla piattaforma Zoom, rivolta a una cinquantina di spettatori per volta. Mentalismo in versione smartworking.

Tesei, ma chi è un mentalista? "Provi a mettere in un frullatore, nell’ordine, un esperto di comunicazione, uno psicologo e un illusionista".

E quale dei tre prevale sugli altri?

"Impossibile dirlo: sarebbe come chiedere a un pittore le percentuali esatte di colore che adotta nelle sue opere. Nei miei spettacoli ci sono numeri più psicologici, altri con un tocco da illusionista: tutto però passa attraverso la comunicazione, la parola, la narrazione. Non voglio che sia solo un’esibizione di abilità tecniche: mi piace che gli spettatori possano anche liberare la mente e portare a casa qualche riflessione".

Qual è stato il suo percorso?

"L’amore per l’illusionismo è sbocciato da bambino, con la scatola dei giochi di Silvan. A 21 anni mi sono imbarcato sulle navi da crociera, e fino a 35 mi sono esibito come illusionista: il mio personaggio era una specie di vampiro dark, in scena non dicevo una parola".

E poi?

"I classici giochi di prestigio iniziavano a starmi un po’ stretti, e già mi ero appassionato alla comunicazione. Così, quando sono tornato in Italia, ho seguito un percorso di formazione, master in programmazione neurolinguistica e corsi di ipnosi ericksoniana, la cosiddetta ipnosi conversazionale. Mi è servito per apprendere i fondamenti del linguaggio e della capacità comunicativa".

Lei non legge i pensieri, ma forse riesce a ‘capirli’ anche attraverso segnali che noi mandiamo senza rendercene conto?

"La comunicazione non è fatta soltanto di quello che diciamo: noi ci esprimiamo anche attraverso il tono della voce, i gesti, la postura, la distanza che teniamo fra noi e chi ci ascolta. Sono tutti segnali".

E quindi, senza accorgercene, tutti noi siamo condizionabili? "In ogni momento siamo condizionati: dalla moda, dalla tecnologia, dalla politica. In fondo anche l’attuale situazione di ansia ci condiziona. Io porto questo principio in un contesto giocoso, aggiungendoci un pizzico di illusionismo o un inganno di tipo psicologico. E se alla fine dello spettacolo la gente è convinta che io sappia guidare i pensieri, beh, allora forse li ho portati a pensare che sia davvero così".

Perché ha deciso di proporre The box online?

"La pandemia ha chiuso tutti in una scatola, e soprattutto noi artisti. Per mantenere il rapporto col pubblico, ho pensato allora a un tipo di creazione quasi a tu per tu. È curioso che, mentre in Human invitavo a staccarsi da smartphone e social network, per ritrovare relazioni umane, ora devo ringraziare la tecnologia che mi permette di fare uno show virtuale. Ma non vedo l’ora di tornare in teatro".

Dica la verità... Ha mai ‘condizionato’ anche sua moglie?

"Ah ah – ride –. I primi tempi, ogni tanto le proponevo di andare a un certo ristorante o in un altro posto, e lei mi rispondeva ‘Stavo proprio pensando la stessa cosa...’, poi mi guardava stupita. Non so se credesse di essere stata suggestionata".

Ma se lei potesse leggere nella mente delle persone, cosa non vorrebbe mai vedere?

"I nostri pensieri sono l’ultima soglia di privacy. E comunque, non ho uno speciale interesse a conoscere i pensieri degli altri. Anche perché, il più delle volte, noi tutti pensiamo a stupidate"