Foto: DWalker44 / iStock
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A pochi giorni dalla presentazione del pacchetto “Fit for 55”, le misure che l’Unione Europea adotterà per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050, l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) ha spento gli entusiasmi con una stima decisamente preoccupante: nel 2023, a livello globale, le emissioni di anidride carbonica raggiungeranno un record storico. E non solo: i Governi dei paesi sviluppati, secondo l’organizzazione intergovernativa, non starebbero investendo abbastanza denaro per combattere la crisi climatica.


Nel 2023 il record storico di emissioni di CO2

Oltre a raggiungere un record storico nel 2023, l’AIE sostiene che le emissioni continueranno ad aumentare esponenzialmente, rendendo difficile la vita dei paesi che hanno annunciato obiettivi ambiziosi in termini di taglio di CO2. Secondo l’AIE, che ha pubblicato un report intitolato Sustainable Recovery Tracker, sono stati stanziati 14mila miliardi di euro per la ripresa economica post-Covid delle principali potenze mondiali. Tuttavia, solo 380 miliardi (circa il 2%) sono destinati agli investimenti green e all’energia rinnovabile. Si tratta di una cifra confermata dai dati del Fondo Monetario Internazionale (FMI).
Secondo l’agenzia, questo investimento è “ben al di sotto di ciò che serve per raggiungere gli obiettivi climatici internazionali”. La stima dell’AIE è che i 380 miliardi recentemente stanziati ridurranno di 800 milioni di tonnellate la produzione di CO2 entro il 2023: ciononostante, verranno rilasciate nell’atmosfera ben 3,5 miliardi di tonnellate di gas serra.

Accordo di Parigi sempre più a rischio

Tornando al record di emissioni entro il 2023, c’è un’altra brutta notizia: secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia non si tratterà di un picco (da cui si scenderà gradualmente), ma di una cifra destinata a lievitare negli anni a venire. Così facendo, raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul clima (mantenere al di sotto dei 2°C l'aumento della temperatura media globale rispetto al periodo preindustriale, preferibilmente a 1,5°C) sarà un’utopia: i gas serra, infatti, sono i principali responsabili del riscaldamento globale. E l’abbassamento delle temperature atmosferiche è strettamente collegato alle emissioni di anidride carbonica e degli altri gas a effetto serra, come il metano e l’ossido di azoto.