Una foto di scena della serie televisiva "L'amica geniale" (Ansa)
Una foto di scena della serie televisiva "L'amica geniale" (Ansa)

Roma, 6 novembre 2019 - «Approfittai di un pomeriggio in cui erano assenti entrambi i miei genitori e andai a frugare in un mobile della loro camera da letto dove mia madre teneva gli album con le sue fotografie, quelle di mio padre e le mie. Conoscevo a memoria quegli album...: documentavano soprattutto la loro relazione, i miei quasi tredici anni di vita.... Tuttavia ricordavo che da qualche parte nel mobile c’era anche una vecchia scatola di metallo in cui erano conservate alla rinfusa le immagini di come erano stati i miei genitori prima che si conoscessero».

Elena Ferrante è tornata. Da domani sarà nelle librerie il suo nuovo romanzo La vita bugiarda degli adulti, edito come sempre da e/o (19 euro): nella nottata di ieri il libro è stato anticipato alla stampa, mentre oggi lettori, librai, scrittori, attori e appassionati si daranno appuntamento a Milano (alla Feltrinelli di Corso Buenos Aires, dalle ore 22, con la proiezione del documentario Ferrante Fever e letture a cura degli attori del Piccolo Teatro) poi a Torino ( Ferrante Night con Nicola Lagioia), Roma e Napoli per aspettare insieme la mezzanotte, e dunque la possibilità di comprare per primi l’opera.

Opera che – abbandonato l’umile rione di periferia della Napoli anni Cinquanta delle piccole Lila e Lelù dove inizia la storia che le porterà fino ai giorni nostri – si sposta, sempre a Napoli, al Vomero, una ventina d’anni dopo, in una casa piccolo borghese, piena di libri, famiglia di sinistra composta da padre e madre professori di liceo e figlia, la dodicenne Giovanna detta Giannina. È la sua voce a raccontare La vita bugiarda degli adulti, una voce vera come è vero l’armadio che c’è in ogni camera dei genitori, l’album di foto, la scatola di latta che nasconde il passato – i segreti, i misteri – di chi ci è più vicino, ogni giorno della nostra vita, eppure così inesorabilmente lontano se chiuso nel proprio passato, nei ricordi non condivisi, nelle frasi non dette, nei gesti negati.

Recuperato dall’armadio, Giovanna sfoglia prima l’album: «Mi soffermai sulle foto del matrimonio, mio padre con un abito scuro visibilmente stazzonato e l’espressione accigliata, mia madre senza l’abito da sposa, l’espressione vagamente commossa». L’espressione dei genitori il giorno delle nozze, e ognuno di noi ha negli occhi le sue: mio padre? raggiante; mia madre? indecifrabile.
Dopo l’album, la scatola, con le foto dell’infanzia del padre di Giovanna: «Non erano più di una ventina – scrive la Ferrante – e mi colpì subito che in tre o quattro... mio padre bambino o ragazzo si trovava sorprendentemente accanto a un rettangolo nero tracciato col pennarello. Mi ci volle poco a capire che quel rettangolo, precisissimo, era un lavoro tanto accanito quanto segreto che aveva fatto lui... Che lavoro paziente, non ebbi dubbi: i rettangoli erano cancellature e sotto quel nero c’era zia Vittoria».

Di lei, la sorella zitella che fa i servizi in casa dei “signori”, quella che non si è emancipata, il padre professore parla come di una persona malvagia e molto brutta, la stessa bruttezza che Giovanna sa che l’uomo ravvede in lei. Lei che seguiamo crescere, fino ai 16 anni, e mentre cresce – e cerca la zia, e scopre le ipocrisie e i tradimenti degli adulti, e il sesso, e i sogni d’amore, e a sua volta impara a mentire – ecco che cresce in lei, «ragazza garbuglio», il male del mancato amore del padre.

Cresce come un bubbone di ribellione e umiliazione, come una malattia che è un «dolore arruffato, senza redenzione», un «vuoto capace di ingoiare ogni sentimento». Proverà anche a parlare, Giovanna, col padre: «Una parte di me desiderava davvero discutere con lui sul male che, mentre ti pare di essere buona, piano piano all’improvviso si diffonde nella testa, nello stomaco, in tutto il corpo. Da dove nasce papà – volevo chiedergli – come lo si controlla, e perché non spazza via il bene ma anzi ci convive».

Nel nuovo romanzo della Ferrante – finale sospeso, nuova saga? – Giovanna viaggia seduta sul sedile posteriore di una Cinquecento; accanto a lei c’è ognuno di noi, che aspetta ancora, da mamma o papà, quella frase non detta, quel gesto mancato.