Iris Barrel sposata Apfel è nata a New York esattamente cento anni fa
Iris Barrel sposata Apfel è nata a New York esattamente cento anni fa
di Silvia Gigli "Mi rifiuto di diventare una vecchia bacucca: mi sono autoproclamata l’Adolescente Più Attempata del Mondo e ho intenzione di continuare così". Una dichiarazione di intenti che non potrebbe essere più azzeccata per Iris Apfel, “icona geriatrica”, maestra di stile e di eleganza, che oggi raggiunge i suoi primi cento anni. Iris è sempre stata così: un uragano di vita e di idee, una bambina che giocava con i ritagli di stoffa dell’armadio della nonna e così ha imparato ad abbinare colori e fantasie in maniera originale, sorprendente, decisamente inconsueta e affascinante. Per tutta la vita Iris, che ha tentato anche la strada del giornalismo subito dopo la laurea in storia a New York e in arte all’Accademia Wisconsin-Madison, con la rivista Women’s Wear Daily ha dato retta al proprio istinto,...

di Silvia

Gigli

"Mi rifiuto di diventare una vecchia bacucca: mi sono autoproclamata l’Adolescente Più Attempata del Mondo e ho intenzione di continuare così". Una dichiarazione di intenti che non potrebbe essere più azzeccata per Iris Apfel, “icona geriatrica”, maestra di stile e di eleganza, che oggi raggiunge i suoi primi cento anni. Iris è sempre stata così: un uragano di vita e di idee, una bambina che giocava con i ritagli di stoffa dell’armadio della nonna e così ha imparato ad abbinare colori e fantasie in maniera originale, sorprendente, decisamente inconsueta e affascinante.

Per tutta la vita Iris, che ha tentato anche la strada del giornalismo subito dopo la laurea in storia a New York e in arte all’Accademia Wisconsin-Madison, con la rivista Women’s Wear Daily ha dato retta al proprio istinto, gettandosi anche in avventure coraggiose e improbabili per l’epoca. Una giovane ragazza ebrea non bella, colta, dall’occhio raffinatissimo.

Il suo più grande piacere, lo confessa ancora oggi nella sua recente biografia Iris Apfel Icona per caso (ed. Harper Collins) è andare per mercatini, scovare nel marasma pezzi rari o semplicemente curiosi. E così mescola abiti di grandi stilisti a bijoux raccolti qua e là, bracciali stratosferici a “semplici” caftani all black.

Iris proviene da una famiglia della media borghesia ebrea. Nasce ad Astoria. Suo padre, Samuel Barrel, è esperto in antiquariato, la madre Sadye, di origini russe, è proprietaria di una boutique. Il suo destino non è segnato da altro che non sia la sua creatività e la capacità di inventare look stravaganti che mandano in deliquio il jet set newyorchese. Dopo il tentativo a WWD e il passaggio nello studio molto ben frequentato dell’illustratore Robert Goodman, Iris approda al Grossinger, leggendario complesso alberghiero ebraico di Ferndale, a New York.

Lì editavano un magazine, di cui Iris divenne la redattrice di punta e lì si potevano incontrare pezzi grossi di ogni genere. Fu così che, ammaliati dal suo modo stravagante di abbigliarsi, furono in molti a chiederle di arredare le loro case. Iris non ne sapeva nulla, ma aveva buon gusto e si lanciò nell’avventura.

Una scommessa che divenne un lavoro in piena regola dopo il matrimonio con Carl Apfel che fu socio e spalla della Old Wild Weavers, industria tessile aperta nel 1950 e chiusa nel 1992, una società che li portò a girare il mondo alla ricerca dei tessuti più belli e antichi da riprodurre. Iris progettò gli interni anche per la Casa Bianca, durante le presidenze di Truman, Eisenhower, Johnson, Nixon, Ford, Carter, Reagan e Clinton. Il loro tocco speciale arrivò anche nelle case di Greta Garbo, Estée Lauder e Montgomery Clift.

Conosciutissima negli ambienti che contano, una illustre sconosciuta per il resto del mondo, Iris è esplosa come fenomeno mediatico nel 2005 grazie alla mostra del The Costume Institute Rara Avis: The Irriverent Iris Apfel che è stata presentata al Metropolitan Museum of Art di New York, al Norton Museum Art di West Palm Beach, al Nassau County Museum of Art a New York e al Peabody Essex Museum di Salem. I curatori della mostra ci hanno messo quattro mesi per scegliere gli oggetti giusti, tanto è vasto l’archivio di Iris. Del resto il suo motto è: "More is more, less is a bore" (molto è bello, il poco è una noia).

Ma è stata l’uscita del documentario di Albert Maysles, Iris, presentato al New York Film Festival nel 2014, che l’icona geriatrica ha preso il volo. Non solo le è stata dedicata una Barbie, ma ha ottenuto una cattedra in Texas, ha firmato una linea di cosmetici per la Mac, nel 2016 ha recitato in uno spot per la Citroen DS3 e nel febbraio 2019 ha firmato un contratto con l’agenzia americana Img Models per curare la propria immagine.

Il suo segreto? "Per essere interessanti bisogna avere interessi. Conservare lo stupore, non prendersi troppo sul serio ed essere curiosi: ecco il mio elisir di lunga vita. Così ci si mantiene giovani, un po’ bambini, aperti alle novità e pronti ad un’altra avventura". Mille coloratissime avventure attendono Iris, uccello raro dell’Eden della moda.