Foto: Studio Ghibli
Foto: Studio Ghibli

Grazie ai film di Hayao Miyazaki lo studio Ghibli è diventato un luminosissimo faro dell'animazione mondiale: ora Goro Miyazaki, figlio di Hayao, tenta di traghettare l'azienda verso nuovi orizzonti abbracciando l'animazione digitale in 3D nel film 'Earwig e la strega'. Il risultato è stato accolto con più di un dubbio dalla critica internazionale, ma rappresenta comunque un prodotto che potrebbe piacere ai più piccoli.
 

'Earwig e la strega', tutto sul film

La trama ruota attorno a una ragazzina di dieci anni, orfana, che sta benissimo nell'orfanotrofio che la ospita e fa di tutto per non essere adottata. Un giorno due persone la scelgono comunque e la portano a casa con loro: si rivelano essere una strega e un demone, dotati di grandi poteri magici e alloggiati in una stupefacente abitazione.

'Earwig e la strega' è l'adattamento dell'omonimo romanzo fantasy scritto dalla britannica Diana Wynne Jones, autrice fra le altre cose anche della trilogia del 'Castello errante di Howl', diventato il nono lungometraggio di Hayao Miyazaki. Prendendo spunto dal libro di Jones, la sceneggiatura del film è stata scritta da Keiko Niwa ed Emi Gunji (Keiko ha anche scritto i precedenti due film di Goro Miyazaki). Dal canto suo, Goro firma la sua terza regia di un lungometraggio d'animazione dopo 'I racconti di Terramare' (2006) e 'La collina dei papaveri' (2011), opere con le quali ha cercato di ritagliarsi uno spazio tutto suo all'interno della produzione animata giapponese nonostante l'ombra ingombrante del padre Hayao, uno dei più grandi autori di sempre.
 


Il trailer

 

 

Le recensioni, cosa ne pensa la critica

Per inquadrare 'Earwig e la strega' bisogna tenere conto che paga l'inevitabile confronto con il glorioso passato dello studio Ghibli (campione dell'animazione tradizionale) e di Hayao Miyazaki (un gigante). Il passaggio all'animazione interamente digitale in 3D, unito alla presenza di Goro in qualità di regista, hanno imposto uno scarto netto rispetto e proprio questo ha lasciato perplessi molti critici. L'impatto visivo è infatti un po' legnoso, tecnologicamente inferiore per esempio al modello di Pixar, che però ha avuto decenni per svilupparsi, mentre la narrazione manca di quella poesia e profondità che hanno fatto grandi i film di Hayao Miyazaki. Si spiega in questo modo una media voto sotto la sufficienza, ma bisogna anche sottolineare che gli spettatori più piccoli, soprattutto quelli che non conoscono le opere di Miyazaki padre, potrebbero comunque trovare ragioni di soddisfazione.