di Roberto Giardina "Mai un’operazione militare fu compiuta di tanto controvoglia da un comandante", annota nelle memorie il maresciallo Rodolfo Graziani. La sconfitta nella campagna d’Africa contro gli inglesi – la più disastrosa nella storia d’Italia – non è colpa sua. Lo storico Mauro Canali, 79 anni, che fu allievo di Renzo De Felice, ha ritrovato negli archivi di Washington tre agende dei diari di Graziani (1882-1955) e ne ha curato la pubblicazione per l´editore Nova Argos, Diari 1940-1941, con una quarta già nota, in un cofanetto, che comprende il libro Dalle Alpi al deserto libico. Un’edizione accurata, con molte foto e cartine. "La linea di difesa è sempre la stessa: lui è incolpevole; si è trattato di un complotto contro di lui", commenta il professor Canali. Graziani, come il rivale Pietro Badoglio, fu un maestro nell’addossare agli altri la colpa dei suoi errori. Nello scrivere giornalmente i diari, pensa a una futura difesa e al giudizio degli storici....

di Roberto

Giardina

"Mai un’operazione militare fu compiuta di tanto controvoglia da un comandante", annota nelle memorie il maresciallo Rodolfo Graziani. La sconfitta nella campagna d’Africa contro gli inglesi – la più disastrosa nella storia d’Italia – non è colpa sua. Lo storico Mauro Canali, 79 anni, che fu allievo di Renzo De Felice, ha ritrovato negli archivi di Washington tre agende dei diari di Graziani (1882-1955) e ne ha curato la pubblicazione per l´editore Nova Argos, Diari 1940-1941, con una quarta già nota, in un cofanetto, che comprende il libro Dalle Alpi al deserto libico. Un’edizione accurata, con molte foto e cartine. "La linea di difesa è sempre la stessa: lui è incolpevole; si è trattato di un complotto contro di lui", commenta il professor Canali.

Graziani, come il rivale Pietro Badoglio, fu un maestro nell’addossare agli altri la colpa dei suoi errori. Nello scrivere giornalmente i diari, pensa a una futura difesa e al giudizio degli storici. Le agende ritrovate sono storicamente rilevanti perché riguardano un periodo poco approfondito. Nel marzo del ’40 l’Italia è ancora neutrale, a Roma arriva il ministro degli Esteri tedesco, Joachim von Ribbentrop, per sondare le intenzioni di Mussolini. Hitler teme che, come nel 1915, gli italiani possano tradire e cambiare fronte, annota Graziani che è filonazista. Da Capo di stato maggiore vorrebbe che si entrasse subito in guerra contro la Francia, appoggiando i tedeschi sul fronte del Reno, attaccando dal passo di Trouée de Belfort, sui Vosgi in Borgogna. Ha la meglio il detestato Badoglio, Capo di stato maggiore generale, e l’Italia aspetterà fino al 10 giugno. Mussolini non vuole che il nostro esercito partecipi alle operazioni a fianco dei tedeschi in posizione subordinata.

Il 28 giugno Italo Balbo, governatore della Libia, viene abbattuto dalla nostra contraerea a Tobruch. Colpa sua, perché si avvicinava controsole, o fu eliminato da Mussolini che ne era geloso e lo temeva? Graziani gli succede come governatore della colonia e comandante delle truppe in Nord Africa. Precipitoso e audace in Europa, Graziani si rivela pavido e esitante. Conosce la Libia, dove ha affrontato i ribelli con ferocia, tanto da meritarsi il soprannome di “Macellaio del Fezzan“. Governatore della Cirenaica nel 1930, ha sconfitto la guerriglia, deportando la popolazione dell’altopiano del Gebel in un campo di concentramento sulla costa, una marcia inumana, su 230mila morirono in 40mila, altre migliaia non sopravvissero alla prigionia.

Nell’estate del ’40 Graziani comanda un esercito quattro volte più forte degli inglesi, mal equipaggiato. I nostri carri armati sono scatolette di latta contro i Matilda e i Cruiser. Il Duce vuole un attacco immediato diretto alla conquista di Alessandria, ma Graziani è cambiato. In Etiopia è rimasto ferito nel febbraio del ’37 in un attentato. Nelle memorie descrive il suo comportamento audace che lo avrebbe esposto al nemico: "Una bomba è esplosa a 30 centimetri da me – scrive – sul fianco destro, dalla spalla al tallone, sono stato ferito da 350 schegge". La rappresaglia è spietata, trentamila vittime per gli etiopi, 300 per noi, in realtà furono almeno seimila. Graziani, in gravi condizioni, rimane 68 giorni in ospedale.

È un uomo diverso, ha paura, teme per la sua vita. Nonostante gli ordini di Mussolini, ritarda l’attacco, infine si muove il 12 settembre con la X armata, 92mila uomini. "Di quanto potrà avvenire in faccia a Dio e ai miei soldati, io non sono responsabile", scrive nei diari. Se avesse attaccato subito forse sarebbe potuto giungere al Nilo, chissà, ma ha dato tempo al nemico di rafforzarsi, in Egitto sono giunte truppe dalle colonie britanniche. Graziani compie un altro errore fatale: avanza senza quasi incontrare resistenza fino al confine con l’Egitto, e qui si attesta, fa scavare trinceramenti, campi fortificati senza senso. Sul deserto la guerra è di movimento, dovrebbe saperlo. Ma attende la resa dell’Inghilterra, assediata dai nazisti. Si illude di conquistare l’Egitto senza combattere. Gli inglesi il 13 dicembre lanciano l’Operation Compass, guidata dal generale Archibald Wavell. Circondano le nostre posizioni. Graziani non sa reagire. È una disfatta, 130mila italiani cadono prigionieri. "È stato come se una pulce sfidasse un elefante", è la difesa di Graziani, ma Mussolini lo destituisce.

Il Duce chiede aiuto a Hitler, che teme il crollo dell’Italia e invia in Libia nel febbraio del ’41 due divisioni corazzate agli ordini di Erwin Rommel. L’Afrika Korps giungerà fino a El Alamein, a cento chilometri da Alessandria, ma sarà costretta a ritirarsi; gli inglesi conquistano Tripoli. Rommel parteciperà all’attentato contro Hitler nel luglio del ’44, e si toglierà la vita. Graziani nel ’43 accetta il comando militare a Salò. Dopo la guerra sarà processato per ii crimini di guerra, condannato a una pena quasi simbolica, verrà liberato dopo pochi mesi.