16 apr 2022

Duran Duran, selvaggi per sempre "In Italia la nostra notte più bella"

Concerto il 23 giugno a Lido di Camaiore. "Vogliamo anche le nuove generazioni"

andrea spinelli
Magazine
I Duran: Nick Rhodes (59 anni), John Taylor (61 anni) e Simon Le Bon (63 anni)
I Duran: Nick Rhodes (59 anni), John Taylor (61 anni) e Simon Le Bon (63 anni)
I Duran: Nick Rhodes (59 anni), John Taylor (61 anni) e Simon Le Bon (63 anni)

di Andrea Spinelli

Lui, il "wild boy" con legioni di fan fuori dalla porta che se le sposerebbero a 61 anni così come sognavano di fare quando ne aveva 21, dice di essersi dedicato ultimamente soprattutto alla pittura. "Ho un tratto… chiamiamolo espressionista, ma si tratta solo di un hobby perché il mio posto è nella band e non m’interessa avventurarmi fuori dal perimetro tracciato assieme ai miei compagni" ammette John Taylor nell’attesa di riporre i pennelli per imbarcarsi nel nuovo tour dei Duran Duran e celebrare in tutta Europa il quarantennale di Rio, l’album che ha cambiato la vita alla band inglese, con tappa il 23 giugno a Lido di Camaiore sul palco di La prima estate (21-26 giugno) che annovera pure The National, Andreson Paak, Sophie and The Giants, Joan Thiele e altri ancora.

"Ci piace sempre la sfida con artisti diversi, far parte di un evento che porta la nostra musica pure a persone che forse non si sarebbero mai accostate a un nostro show. L’anno prossimo contiamo di tornare in Italia su palcoscenici un po’ più piccoli, ma il bagno di folla rappresenta un’occasione imperdibile per metterci alla prova e inseguire il sogno di ogni pop band, che è quello di allargare la cerchia dei propri fan raggiungendo pure nuove generazioni".

Effettivamente, quest’estate suonerete in diversi festival, da quello di Hyde Park a Rock in Rio Lisboa.

"La maggior parte delle persone che acquistano un biglietto per i Duran Duran, lo fanno con l’intenzione di ascoltare Ordinary world, Rio, Hungry like a wolf e quando le facciamo sappiamo di non deludere, ma penso che il concerto abbia un impatto maggiore se c’è pure nuova musica che dà un’idea in divenire della band. Se siamo ancora qui è perché abbiamo sempre preso sul serio il nostro lavoro, che è più bello del mondo. Per dare forma al nostro ultimo album Future past, ad esempio, ci sono voluti due anni. Il lavoro è tale che dopo ogni disco dici “oh mio Dio, non voglio farne più“; poi, però, in tour senti la gente cantare quelle canzoni e capisci di avere un ruolo, quello dell’entertainer, a cui non puoi rinunciare".

In Future past c’è pure il tocco di Giorgio Moroder.

"Moroder è una delle grandi menti musicali del 21° secolo. Sono un fan del suo lavoro da quando avevo 17 anni. Noi Duran abbiamo tutti e quattro delle forti personalità e la cosa in studio spesso surriscalda gli animi, ma davanti a un monumento come Giorgio non potevamo litigare, dovevamo comportarci bene ed essere cool. È stato il suo tocco a proiettare il nostro passato, dal punk dell’adolescenza (io folgorato da Siouxsie and the Banshees, Simon dai Joy Division) e alla discomusic, verso il futuro".

Il primo flashback italiano?

"Il tour di Notorius. Penso che non ci sia mai capitato di vivere una notte come quella dell’87 a San Siro. Venivamo da un periodo molto difficile, eravamo rimasti in tre, solo io, Nick Rhodes e Simon Le Bon, e l’Italia quella sera ci aprì il suo cuore. Siamo tornati tante altre volte, ma quella sera rimane straordinaria e indimenticabile".

Le canzoni dei film di 007 dal 2012 vincono puntualmente l’Oscar. Visto che nell’85 con A view to a kill foste i primi a portare 007 al top della classifica Usa, avete sbagliato i tempi voi o è l’Academy ad aver cambiato atteggiamento?

"Innanzitutto amo il pezzo di Billie Eilish come ho amato quello di Adele: meravigliosi. Penso che oggi il “James Bond Title Song Contest“ faccia emergere il meglio di interpreti, autori e produttori. Forse A view to a kill ha contribuito a tutto ciò".

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